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Torniamo a parlare di Politica

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I risultati del Referendum Costituzionale dello scorso 4 dicembre ci forniscono diversi spunti di riflessione, un dato interessante, che sembra aver sorpreso tutti, è quello dell’affluenza, arrivata al 65,47%. Si parla di affluenza record, rispetto sia ai due precedenti Referendum Costituzionali, del 2001 e del 2006, rispettivamente 34,05% e 52,46%, sia rispetto alle ultime Elezioni Europee del 2014, dove l’affluenza si fermò al 57,22%. Al di là delle posizioni personali possiamo quindi osservare quella che è stata definita da tutti, vinti e vincitori, una vittoria della democrazia e questo trionfo della partecipazione popolare ci consegna una grande verità: gli Italiani hanno più che mai voglia di partecipazione, con buona pace di chi sostiene che “i cittadini sono stanchi della politica”.

I cittadini hanno quindi voglia di più politica, e soprattutto di una politica più vicina ai propri bisogni, ai propri interessi, non di battibecchi tra maggioranza e opposizione sterili, vuoti di contenuti e fini a se stessi. Non abbiamo bisogno né dei discorsi strappa lacrime con cui Renzi ha concluso la sua esperienza di governo, né dei cori del M5S che al grido di “onestà, onestà” vede decine di suoi esponenti tra le liste degli indagati di svariati comuni, né tantomeno del Salvini di turno che dopo aver lottato per “difendere la Costituzione” parla di “quarto premier non eletto da nessuno” riferendosi al Presidente del Consiglio Incaricato Gentiloni, nominato in linea alle regole che proprio la Costituzione detta.

Di cosa abbiamo bisogno allora? Di cosa si dovrebbe discutere tra i banchi del Parlamento e nei dibattiti pubblici? La risposta è semplice, quasi scontata: bisogna tornare a parlare di politica, a discutere della cosa pubblica, a stare vicini ai problemi della popolazione.

Si potrebbe parlare, per esempio, di un sistema scolastico stravolto dalla riforma della “Buona Scuola” della quale si lamentano sia studenti che docenti, dell’aumento degli investimenti nelle scuole private piuttosto che in quelle pubbliche, o del fatto che sempre più giovani non completino il loro percorso scolastico.

Si dovrebbero prendere in considerazione gli ultimi dati Istat sulla povertà: si parla di un aumento delle famiglie a rischio povertà: rappresentano il 28,7% della popolazione, più di una su quattro. Il dato tra l’altro diventa ancor più preoccupante se si prende in considerazione il solo Meridione, dove la percentuale sale fino al 46,5%. Non ne parla quasi nessuno, e i pochi che ne parlano vengono per lo più ignorati, è così che la classe politica pensa di occuparsi del popolo?

Potremmo prendere finalmente a cuore il tema della tutela ambientale, considerando che i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, come potete osservare nella mappa che segue, ci mostrano una situazione che definire disastrosa sarebbe riduttivo: la scala cromatica indica un aumento dell’inquinamento man mano che il colore si avvicina al rosso, come è facile notare l’Italia è il Paese più inquinato dell’Europa Occidentale, con picchi nella Pianura Padana ai livelli di India e Cina, ben distanti dalle ampie zone verdi osservabili in Francia, Regno Unito o nei paesi scandinavi, dove le politiche energetiche sono ben più coraggiose.

Mappa OMS sull’inquinamento dell’aria nei vari Stati europei.

Ultima ma non ultima questione che dovrebbe essere all’ordine del giorno e di cui la classe politica ha il dovere di occuparsi è quella relativa all’immigrazione. Chi ne parla fa spesso del becero populismo il suo cavallo di battaglia, inevitabile il riferimento a Salvini e alla Lega che dopo anni passati a denigrare il Meridione ha cambiato nemico, scegliendo ancora una volta chi è più debole. È raro oggi trovare un dibattito pubblico serio in cui qualcuno parli di immigrazione senza dire “Chiudiamo le frontiere!” sottintendendo la volontà di lasciar morire in mare migliaia di famiglie. L’immigrazione è sicuramente qualcosa di cui occuparsi in modo serio, senza lasciare spazio a retoriche di infimo livello, e questo può farlo solo una classe politica responsabile.

Questo è dunque il mio appello a chi ci rappresenta: che si torni a parlare di politica, si smetta di inseguire il potere con mero arrivismo, si stia vicini alla popolazione e ai suoi bisogni, si torni dalla parte degli ultimi, di chi è stremato dalla crisi, e di chi non ne può più di non sentirsi parte di questo Paese.

 

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Emissioni/Omissioni. Quando cattive politiche di gestione mettono a repentaglio la sostenibilità del Paese

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La fumata nera di qualche giorno fa al COVA di Viggiano ha destato non poca preoccupazione tra i lucani, che continuano a denunciare le condizioni di inquinamento e malasanità di questa Regione.

Il colosso dell’industria petrolifera italiana, che oramai da 20 anni tiene in pugno la politica lucana, dalle sedi di via Anzio a quelle di via dell’Ateneo Lucano passando per l’Ospedale San Carlo, continua a fare paura e a suscitare sfiducia verso le politiche ambientali, anzi verso la Politica.

L’oro Nero lucano, che avrebbe dovuto fare della Basilicata la regione più ricca d’Europa, non ha fatto altro che alimentare gli interessi economici e politici delle società d’estrazione, nonché rimpinguare le tasche già strapiene dei dirigenti politici lucani.

Nessun piano di investimento razionale per alimentare la crescita economica di questa regione, disgraziata e dimenticata, chiusa tra sue montagne nell’arretratezza culturale e sociale che la caratterizza da sempre, già solo per il fatto di essere una regione del Mezzogiorno d’Italia.

Come con i 500 euro di Renzi ai diciotteni nati nel ’98, con il bonus idrocarburi pensavano di raccogliere assenso e voti. E’ vero, non siamo ipocriti,  quei soldi fanno comodo a tutti, visti gli aumenti del prezzo del carburante, ma non è questo il modo giusto per investire nella crescita di una regione, non comprando il consenso. Vogliamo parlare poi dei piani di riassetto stradale senza logica, delle sagre di paese, dei mega concerti a Viggiano?  Questi  sono gli ambiti in cui vengono investiti i ricavi delle Royalty, mentre continuiamo ad essere una Regione senza un piano energetico chiaro, in cui le energie rinnovabili rappresentano, agli occhi dei cittadini, più un pericolo che un’opportunità.

Speravamo nell’investimento tecnologico, nei sistemi di illuminazione stradale innovativi e a risparmio energetico, per esempio, nel boom del teleriscaldamento e delle abitazioni ecosostenibili.

Speravamo in un investimento nel settore dell’industria energetica e petrolifera, che rendesse le nostre maestranze indispensabili e appetibili in questi settori e che avviasse, una volta per sempre, una transizione economica e sociale non più rinviabile.

Speravamo in un investimento sulla formazione e sulla ricerca scientifica: sarebbe utile che la Regione investisse danari sull’alta formazione, sul trasferimento tecnologico alle imprese, sul rapporto università-territorio, puntando alla  massima autonomia gestionale dell’Università della Basilicata, piuttosto che al suo controllo politico.

Quale futuro vogliamo per la nostra regione? Sarebbe banale dire no alle estrazioni e ai centri di raffinazione del grezzo. Anche perché non è questo che vogliamo. La riqualificazione energetica, lo sviluppo della rete infrastrutturale e dei trasporti, la riqualificazione urbanistica e ambientale, la creazione di nuove opportunità di lavoro, questi sono i piani di investimento a cui la Politica deve puntare, azioni concrete che hanno come fine la crescita economica della Regione e l’inversione del suo trend demografico e migratorio. La chiave della risposta a queste nostre esigenze è appunto la Politica, anche se sembrerebbe un controsenso. Forse dovrei dire ‘la buona politica’. Credo che la Politica, quella genuina, quella che davvero si interessa della res publica, si trovi nelle mani dei giovani. I giovani, infatti, sono il pezzo di società che più risente della crisi economica, della cattiva gestione delle problematiche ambientali e sociali, ma sono anche coloro che hanno le forze e  gli strumenti culturali per rimettere in piedi il Paese e superare lo stato frammentato della politica attuale.

Tuttavia, quello che si avverte è che “Spesso i giovani sono disinteressati alla cosa pubblica, anche a temi di grande impatto sociale come l’ambiente e lo sviluppo sostenibile” – ha detto l’on. Speranza in convegno a Roma il 17 dicembre. Ed è vero, le distrazioni quotidiane distolgono l’attenzione da quello che ci accade intorno, dai problemi sociali e politici che mettono in discussione il futuro della nostra Regione. Non basta osservare e giudicare quello che fanno gli altri, bisogna mettersi in gioco se si vuole cambiare l’assetto economico, sociale e ambientale della Basilicata.

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