Connect with us

Politica

Rincorsa a sinistra o nuovo patto generazionale?

Published

on

In queste ultime settimane, la discussione all’interno di Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista è fortemente incentrata sulla nascita di un “nuovo centrosinistra”, che possa essere alternativo alle politiche messe in atto negli ultimi 3 anni e non solo; su questo tema delicato è importante fare qualche passo indietro e ricordare i motivi per i quali Articolo 1 è nato e si è sviluppato negli ultimi mesi.

La totale assenza di una programmazione politica e di un reale impegno del centrosinistra per diminuire le disuguaglianze, rendere il mercato del lavoro più equo, aprire nuovi spazi di democrazia aumentando i diritti dei singoli ha portato un grande pezzo del mondo politico italiano, proveniente dal Partito Democratico e non solo, a battere altri sentieri, a ricercare una strada perduta da tempo, fino a ridare dignità a parole che per anni sono sembrate ormai superate come il concetto di “socialismo”. Articolo 1 nasce come movimento aperto, plurale, in grado di lavorare sui territori per ricucire quel tessuto sociale e politico che ha subito strappi e rotture troppo profonde per essere ignorate.

La manifestazione nazionale di sabato 1 luglio a Roma ha permesso di fare un primo passo verso quel nuovo centrosinistra ancora da costruire e realizzare, cercando di riunire in un campo largo le diverse storie di MdP e Campo Progressista di Giuliano Pisapia. Un punto di fondamentale importanza è la lettura che si può fare di questo momento di confronto e di unità: si può pensare che Pisapia e la sua comunità siano soltanto un soggetto da “inglobare” oppure è il caso di guardare a quel mondo con uno spirito diverso, inclusivo?

Uno dei principali motori della nascita di Articolo 1 è stata, senza dubbio, la grande mobilitazione nella campagna referendaria dello scorso 4 dicembre; un periodo in cui i cittadini sono stati posti davanti ad una scelta difficile e quanto mai fondamentale: cambiare le regole del gioco, modificare la Costituzione che – nonostante tutto – unisce il Paese da 70 anni. Dai risultati del referendum si è capito che c’era un disperato bisogno di ricucire il nostro tessuto sociale sui temi (lavoro, ambiente, partecipazione, sviluppo), riuscendo a dimostrare che la Costituzione è in grado di riunificare l’Italia anche dopo una dura lotta referendaria come quella promossa dal Governo Renzi.

Il nostro Movimento si è messo in cammino con questo difficile compito: essere alternativo al personalismo, al sistema dell’uomo solo al comando e delle politiche neoliberiste messe in atto negli ultimi anni (in piena continuità con i Governi di Berlusconi prima e di Monti poi). La risposta al quesito su Campo Progressista sorge, a questo punto, spontaneamente: Articolo 1 non è nato per inglobare, non è nato per diventare il nuovo “partito unico” ma è nato per far crescere un’alleanza positiva sulle tematiche, senza veti sulle persone e sulle loro storie.

Il “popolo del centrosinistra” – che spesso sentiamo tirare in ballo in molti ragionamenti da parte dei puristi di turno – non è soltanto il “popolo del No”, non può essere ridotto ad una consultazione in cui il voto è stato polarizzato su una scelta netta. Un centrosinistra ampio e plurale, quel centrosinistra che nasce dalla vittoria referendaria ha l’obbligo di essere in grado di accogliere anche chi non ha seguito quella strada il 4 dicembre. Questo popolo non ha bisogno dell’ennesima divisione in campi contrapposti su motivi ideologici: ha bisogno di risposte sui temi che affliggono la nostra quotidianità ogni giorno: disoccupazione, ambiente, programmazione e amministrazione della “res publica” non si ottengono urlando al mondo di essere più a sinistra degli altri.

Ancora una volta abbiamo bisogno di un cambiamento di metodo radicale, di portare la discussione sulle tematiche concrete e non sulla solita contrapposizione su “chi è più a sinistra”. In questo sforzo la nostra generazione ha un compito fondamentale: quello di trainare l’analisi e la proposta di percorsi e strade nuove per rendere il nostro Paese e la nostra Regione un posto migliore. Non è possibile pensare ai giovani in modo diverso, se non come la punta avanzata del Movimento Articolo 1 e il motivo è semplice: la situazione attuale è frutto di scelte miopi e sbagliate delle generazioni precedenti alla nostra, che hanno addirittura portato ad una rottura profonda del “patto intergenerazionale” che era al centro dell’equilibrio sociale dell’Italia e dell’Europa in generale. Mettere i giovani contro gli anziani, i lavoratori contro gli studenti non ha portato a nulla se non alla “guerra fra poveri” che ancora si trascina dall’inizio della crisi del 2008.

Non si tratta di essere “rottamatori” o “rottamati”, si tratta di prendere seriamente in considerazione le possibilità e la forza dei giovani per dare nuova linfa alle idee e ai sogni di chi giovane non lo è più da tempo e continua a non vedere il problema. Il nostro tessuto sociale è disgregato, completamente in balia degli eventi; tocca a noi ricucirlo con un nuovo patto fra generazioni, con una sola condizione rispetto al passato: questa volta il patto deve essere firmato fra pari.

Comments

Inserisci un commento

Figlio di Vita e Antonio, nato a Potenza nel 1992. Fin dai tempi della scuola mi interesso di politica e associazionismo; per questi motivi entro a far parte della Rete degli Studenti Medi, impegnandomi anche nell'Esecutivo Nazionale a Roma fino al 2015. Ritornato in Basilicata mi iscrivo alla Legambiente e lì svolgo un anno di Servizio Civile Nazionale. Dal 2019 sono Vice Presidente del Circolo "SVA Legambiente Potenza" e membro dell'Assemblea dei Delegati della Legambiente Nazionale.

Politica

Carlo Rutigliano: “I giovani in campo per una nuova forza progressista”

Rifondare la sinistra. Chiudendo con il passato. Parla Carlo Rutigliano, Segretario Nazionale del Movimento Giovanile della Sinistra.

Published

on

Rifondare la sinistra. Chiudendo con il passato. Parla Carlo Rutigliano, Segretario Nazionale del Movimento Giovanile della Sinistra.

Bisogna “rimettere l’orecchio a terra e scrollarsi di dosso l’immagine di una sinistra salottiera”. Carlo Rutigliano, 29 anni, è il segretario nazionale del Movimento Giovanile della Sinistra, formazione juniores gemellata ad Articolo Uno, il partito di Pierluigi Bersani e del Ministro della salute Roberto Speranza. Dallo scorso anno il suo movimento chiede una costituente capace di andare oltre i soggetti esistenti che, dice, “non ce la fanno”.

Rutigliano, Zingaretti ha aperto ad un percorso rifondativo.
Penso che sia un buon punto di inizio. E’ un dibattito che chiediamo da tempo. C’è da dire, però, che la sinistra del nostro Paese non ha bisogno di rinfrescare casa. Ha bisogno di costruire un palazzo nuovo dalle fondamenta. E’ il momento del coraggio.

Fuori di metafora?
I soggetti attuali non ce la fanno. Vale per tutti, senza distinzione. C’è bisogno di una nuova forza progressista ed ecologista che metta assieme quello che c’è, ma soprattutto che si apra a chi oggi non c’è.

Si riferisce alle sardine?

Certo. Ma mi riferisco anche a tanto altro. Al mondo dell’associazionismo, a quello cattolico, accademico, del volontariato, delle professioni, degli amministratori. Le piazze delle sardine sono un segnale, come lo sono quelle dei Friday for future. A maggior ragione per chi, come me, si occupa di politica tra i più giovani.

Un segnale di cosa?
Assistiamo ad una mobilitazione straordinaria. Una mobilitazione che i partiti, compresi quelli giovanili, non sono in grado di innescare. Dà la misura di quanto ci sia urgenza di cambiare. No?

Per lei serve un partito di sinistra.
Si. Oggi c’è grande bisogno di sinistra.

Perché?
Per rispondere basta un dato: in Italia l’1% più ricco detiene quanto il 70% della popolazione. A pagare il prezzo più alto di questa ineguaglianza sono donne e giovani. Oltre il 30% dei ragazzi guadagna oggi meno di 800 euro lordi al mese mentre il 25% degli under 29 versa in condizioni di povertà lavorativa. Ecco perché c’è bisogno di sinistra. Per cambiare questo stato delle cose.

Come?

C’è bisogno di governare i grandi cambiamenti del nostro tempo, tecnologico e ambientale in primis, e farlo con una visione del mondo fondata sul primato del collettivo sul singolo, sulla legittimità dello stato ad imporre regole che proteggano le società, sulla centralità dei diritti di chi lavora. Su un’etica differente.

Lei dice che c’è bisogno di sinistra ma l’Italia sembra andare sempre più a destra. Come se lo spiega?
Perché la destra risponde,  in modo sbagliato, a delle domande giuste. Domande che la sinistra ha scelto per troppo tempo di ignorare. Così ci siamo lasciati sfilare larga parte del nostro popolo.

Si spieghi.
Chiediamoci  il perché Salvini continua a riempire piazze, perché le persone fanno ore di fila solo per avere una foto con lui. Non sono certo tutti fascisti! Bisogna scendere dal piedistallo di una solo presunta superiorità morale. Se vogliamo batterlo, dobbiamo comprendere il perché del suo successo.

E qual è?
Credo che sia riuscito a dare alla gente l’impressione di essere padrona del proprio destino. A casa mia, decido io. Contro l’Europa delle regole, contro l’invasione dei migranti, contro il ladro che entra in casa mia. E’ questa l’idea alla base del suo messaggio. La sinistra per troppo tempo, invece, ha detto “dovete adattarvi al mondo, è complicato”. La politica non è adattarsi al mondo, ma decidere del proprio futuro.

Da dove riparte la sinistra, quindi?
Dai fondamentali. Da una nuova comunità e da un nuovo pensiero. Il resto dovrà venire da se. È evidente a tutti che non basteranno soluzioni organizzative.

Priorità?
Stare con l’orecchio a terra. Bisogna scrollarsi di dosso l’immagine di una sinistra salottiera e disconnessa dalla realtà, contigua, invece, con le élite di ogni campo. Abbiamo bisogno di idee concrete e parole nuove, radicali e comprensibili.

Ce ne dica una.
L’Italia ha bisogno di un nuovo statuto dei lavoratori. Quello che abbiamo compirà a breve cinquant’anni. Il mondo di oggi è radicalmente cambiato da allora. Oggi con un app è possibile contrattare una prestazione lavorativa di pochi minuti, con modalità che assicurano una competizione verso il basso della remunerazione e, soprattutto, senza alcun vincolo contrattuale o tutela. Dobbiamo dotarci degli strumenti adatti a governare questi cambiamenti e garantire più diritti a chi lavora.

Il Movimento cosa farà?
Faremo la nostra parte in prima linea. Se c’è una cosa che i giovani stanno dimostrando in tutto il mondo è che possono essere la più grande leva di cambiamento per  una comunità.

Comments

Inserisci un commento

Continue Reading

Trending