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Politica

Il vuoto della politica

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La politica è la grande assente di questa infausta epoca, che ai giovani offre soltanto lavori precari e inadeguati alle loro competenze.La grande partecipazione politica dei primi anni Settanta è un lontano ricordo.

Il capitalismo finanziario attuale, profondamente ristrutturato dall’intreccio di rivoluzione informatica, società in rete, globalizzazione, è di gran lunga peggiore del capitalismo industriale fordista, che forniva alti salari, consumi di massa, integrazione sociale. Oggi il lavoro, quando c’è, è precario e sottopagato. Il peggiore ordinamento economico e sociale mai visto al mondo non può che produrre la forma più desolante di attività pseudo-politica mai praticata.

Quando credevamo che, nel nostro piccolo avessimo toccato il fondo con un altro primato negativo, grazie all’inesauribile Berlusconi, è comparso Trump alla testa della maggiore potenza mondiale per convincerci definitivamente che al fondo non c’è mai limite.

La corruzione, in misura mai conosciuta prima, è il carattere peculiare di quest’epoca dominata dal capitale finanziario. Il nostro Paese è purtroppo in prima fila in questo campo. Ma il fenomeno è ormai generale ed è legato all’affermazione globale dell’acquisizione di denaro in qualsiasi forma quale unico valore generalmente riconosciuto.

E’ in questo contesto degradato che si collocano i più diversi, censurabili comportamenti. L’ex presidente del consiglio Renzi, ancora insoddisfatto e palesemente inconsapevole dei disastri compiuti, scalpita per tornare sulla scena e fare altri disastri. Insieme a un leader xenofobo come Salvini e un patetico ex “comico” quale Grillo preme per andare subito a elezioni che, coi meccanismi deteriori inventati, non porterebbero alla formazione di un qualsiasi governo. E qui siamo alla politica nazionale. Quando poi ci spostiamo alla realtà locale, alle grandi città, lo squallore dilaga.

La grande assenza di politica è da cercare soprattutto nel sistema dell’educazione e della formazione egemone di tutti i giovani. Un sistema ipocritamente oggettivista, finalizzato esclusivamente a formare lavoratori che non troveranno lavoro, pagando il prezzo di spegnere ogni vitalità, di passione, di originalità. Un deserto morale che si ritrova ad essere un deserto economico e politico.     Siamo così al di sotto di qualsiasi idea ed esperienza di attività politica.

E’ la politica del XXI secolo, del tempo della globalizzazione, della società in rete, del capitalismo informazionale. La speranza di rinsavire la politica è tutta nella mani delle nuove generazioni, questo è l’unico cambiamento possibile, per cambiare prima la struttura e poi la sovrastruttura.

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Carlo Rutigliano: “I giovani in campo per una nuova forza progressista”

Rifondare la sinistra. Chiudendo con il passato. Parla Carlo Rutigliano, Segretario Nazionale del Movimento Giovanile della Sinistra.

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Rifondare la sinistra. Chiudendo con il passato. Parla Carlo Rutigliano, Segretario Nazionale del Movimento Giovanile della Sinistra.

Bisogna “rimettere l’orecchio a terra e scrollarsi di dosso l’immagine di una sinistra salottiera”. Carlo Rutigliano, 29 anni, è il segretario nazionale del Movimento Giovanile della Sinistra, formazione juniores gemellata ad Articolo Uno, il partito di Pierluigi Bersani e del Ministro della salute Roberto Speranza. Dallo scorso anno il suo movimento chiede una costituente capace di andare oltre i soggetti esistenti che, dice, “non ce la fanno”.

Rutigliano, Zingaretti ha aperto ad un percorso rifondativo.
Penso che sia un buon punto di inizio. E’ un dibattito che chiediamo da tempo. C’è da dire, però, che la sinistra del nostro Paese non ha bisogno di rinfrescare casa. Ha bisogno di costruire un palazzo nuovo dalle fondamenta. E’ il momento del coraggio.

Fuori di metafora?
I soggetti attuali non ce la fanno. Vale per tutti, senza distinzione. C’è bisogno di una nuova forza progressista ed ecologista che metta assieme quello che c’è, ma soprattutto che si apra a chi oggi non c’è.

Si riferisce alle sardine?

Certo. Ma mi riferisco anche a tanto altro. Al mondo dell’associazionismo, a quello cattolico, accademico, del volontariato, delle professioni, degli amministratori. Le piazze delle sardine sono un segnale, come lo sono quelle dei Friday for future. A maggior ragione per chi, come me, si occupa di politica tra i più giovani.

Un segnale di cosa?
Assistiamo ad una mobilitazione straordinaria. Una mobilitazione che i partiti, compresi quelli giovanili, non sono in grado di innescare. Dà la misura di quanto ci sia urgenza di cambiare. No?

Per lei serve un partito di sinistra.
Si. Oggi c’è grande bisogno di sinistra.

Perché?
Per rispondere basta un dato: in Italia l’1% più ricco detiene quanto il 70% della popolazione. A pagare il prezzo più alto di questa ineguaglianza sono donne e giovani. Oltre il 30% dei ragazzi guadagna oggi meno di 800 euro lordi al mese mentre il 25% degli under 29 versa in condizioni di povertà lavorativa. Ecco perché c’è bisogno di sinistra. Per cambiare questo stato delle cose.

Come?

C’è bisogno di governare i grandi cambiamenti del nostro tempo, tecnologico e ambientale in primis, e farlo con una visione del mondo fondata sul primato del collettivo sul singolo, sulla legittimità dello stato ad imporre regole che proteggano le società, sulla centralità dei diritti di chi lavora. Su un’etica differente.

Lei dice che c’è bisogno di sinistra ma l’Italia sembra andare sempre più a destra. Come se lo spiega?
Perché la destra risponde,  in modo sbagliato, a delle domande giuste. Domande che la sinistra ha scelto per troppo tempo di ignorare. Così ci siamo lasciati sfilare larga parte del nostro popolo.

Si spieghi.
Chiediamoci  il perché Salvini continua a riempire piazze, perché le persone fanno ore di fila solo per avere una foto con lui. Non sono certo tutti fascisti! Bisogna scendere dal piedistallo di una solo presunta superiorità morale. Se vogliamo batterlo, dobbiamo comprendere il perché del suo successo.

E qual è?
Credo che sia riuscito a dare alla gente l’impressione di essere padrona del proprio destino. A casa mia, decido io. Contro l’Europa delle regole, contro l’invasione dei migranti, contro il ladro che entra in casa mia. E’ questa l’idea alla base del suo messaggio. La sinistra per troppo tempo, invece, ha detto “dovete adattarvi al mondo, è complicato”. La politica non è adattarsi al mondo, ma decidere del proprio futuro.

Da dove riparte la sinistra, quindi?
Dai fondamentali. Da una nuova comunità e da un nuovo pensiero. Il resto dovrà venire da se. È evidente a tutti che non basteranno soluzioni organizzative.

Priorità?
Stare con l’orecchio a terra. Bisogna scrollarsi di dosso l’immagine di una sinistra salottiera e disconnessa dalla realtà, contigua, invece, con le élite di ogni campo. Abbiamo bisogno di idee concrete e parole nuove, radicali e comprensibili.

Ce ne dica una.
L’Italia ha bisogno di un nuovo statuto dei lavoratori. Quello che abbiamo compirà a breve cinquant’anni. Il mondo di oggi è radicalmente cambiato da allora. Oggi con un app è possibile contrattare una prestazione lavorativa di pochi minuti, con modalità che assicurano una competizione verso il basso della remunerazione e, soprattutto, senza alcun vincolo contrattuale o tutela. Dobbiamo dotarci degli strumenti adatti a governare questi cambiamenti e garantire più diritti a chi lavora.

Il Movimento cosa farà?
Faremo la nostra parte in prima linea. Se c’è una cosa che i giovani stanno dimostrando in tutto il mondo è che possono essere la più grande leva di cambiamento per  una comunità.

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