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Micaela Triunfo: “Abbiamo squadra e progetto per vincere”

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Figlia di artigiani, madre aviglianese e padre di Calvello, Micaela Triunfo, 26 anni, ha un’idea chiara della sua candidatura. “Sono donna, ho meno di trent’anni e non ho grandi partiti alle spalle. Per tanti, quindi, non posso competere. Sono in campo per smentirli.” ha dichiarato all’apertura della sua campagna elettorale.

Giovane donna, laureata in farmacia con 100 e lode, potentina, ha già alle spalle un passato da Senatrice Accademica e Consigliera di Ammistrazione presso l’Unibas ed é Presidente di Esse Basilicata, associazione con cui da diversi anni porta in Basilicata le migliori competenze italiane  per “ricercare best practices a livello amministrativo da portare sul territorio” e con cui ha proposto al Comune di Potenza la candidatura della città ad European City of Sports.  

Triunfo, come è nata la sua candidatura? Chi e come è riuscito a convincere una ragazza di 26 anni a correre per il Comune?

La mia é stata una scelta naturale. Ho passato gli ultimi 6 anni della mia vita a lavorare per la mia comunità. L’ho fatto nell’associazionismo, nel mondo del volontariato, in Università, come semplice attivista e ricomprendo incarichi di responsabilità. L’etá non é mai stata un problema, anzi.

La sua, quindi, non è una “candidatura di servizio”?

Ogni candidatura lo é. La politica é servizio. Ma capisco bene che la domanda é un altra (ride)

Quindi..

No. Certo, l’idea dei più é che una donna della mia età non possa competere. 
Ma é un pregiudizio che non temo. Anzi, sono in campo per smentirlo.
La politica, per come io la intendo, deve essere conquista, deve essere senza rete. Bisogna sudare ed essere pronti a mettersi in gioco. Le garanzie lasciamole a chi acquista un elettrodomestico. 

Bianca Andretta, perché ha scelto di sostenerla?

Perché é la persona di cui questa città ha bisogno. É una donna forte, competente, capace di affrontare situazioni complesse e risolverle ma allo stesso tempo di ascoltare e condividere con chi le sta attorno. Potenza ha bisogno di ricostruire, Bianca é la persona giusta per accompagnare la città in questo percorso.

Ci elenchi tre cose per cui si impegnerà se dovesse essere eletta. 

Guardi, sono figlia di una generazione per cui il codice di avviamento postale della città in cui sei nata determina purtroppo, ancora, il tuo destino. Se nasci a Potenza sai che per costruire un futuro all’altezza dei tuoi studi e delle tue ambizioni sarai costretto ad abbandonare famiglia ed affetti. Che questa non sia una scelta obbligata sarà il mio primo impegno. Rendere Potenza attrattiva per nuove imprese significa permettere a chi studia qui di rimanere e dare a chi è già andato via l’occasione per tornare. La cooperazione tra privati, Regione, Comune e Università é vitale in questo settore. 

Questi anni hanno portato il Comune a chiudere un bilancio consuntivo con due milioni di avanzo. Ci sono potentini, penso a chi vive in tante delle nostre contrade, che ancora hanno l’acqua a giorni alterni o a cui manca l’allaccio al metano. Quei cittadini meritano strade all’altezza, illuminazioni e servizi come gli abitanti del centro città. Penso che la nuova amministrazione debba partire da loro. Non possono esserci cittadini di serie A e cittadini di Serie B. 

L’attenzione agli strumenti di partecipazione attiva alla vita amministrativa deve essere un’altra priorità. Negli ultimi anni ho interagito spesso con il Comune come attivista o come semplice cittadina. Ho presentato in diverse occasioni proposte e progetti ma sono consapevole, però, che questa non é ancora una pratica comune. Una città non la cambia un sindaco, non la cambia un consigliere comunale, ma la cambiano i suoi cittadini. Dobbiamo lavorare perché ogni singolo potentino si senta parte attiva della rinascita di Potenza.

Ad una settimana dal voto, che giudizio dà di questa campagna elettorale?

Credo che il 26 maggio i potentini dovranno scegliere tra chi offre soluzioni credibili e chi sta provando a vendere il libro dei sogni, dovranno scegliere tra propaganda e concretezza. Sono giovane, ma consapevole che amministrare vuol dire fare i conti con la realtà. I potentini non meritano di essere illusi.

Vuole mandare un messaggio agli elettori, spiegando perché dovrebbero votare per Micaela Triunfo?

Non chiedo di votare me, chiedo di votare un progetto e una squadra. Sappiamo cosa serve a questa città e abbiamo le idee chiare su come realizzarlo. 

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Carlo Rutigliano: “I giovani in campo per una nuova forza progressista”

Rifondare la sinistra. Chiudendo con il passato. Parla Carlo Rutigliano, Segretario Nazionale del Movimento Giovanile della Sinistra.

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Rifondare la sinistra. Chiudendo con il passato. Parla Carlo Rutigliano, Segretario Nazionale del Movimento Giovanile della Sinistra.

Bisogna “rimettere l’orecchio a terra e scrollarsi di dosso l’immagine di una sinistra salottiera”. Carlo Rutigliano, 29 anni, è il segretario nazionale del Movimento Giovanile della Sinistra, formazione juniores gemellata ad Articolo Uno, il partito di Pierluigi Bersani e del Ministro della salute Roberto Speranza. Dallo scorso anno il suo movimento chiede una costituente capace di andare oltre i soggetti esistenti che, dice, “non ce la fanno”.

Rutigliano, Zingaretti ha aperto ad un percorso rifondativo.
Penso che sia un buon punto di inizio. E’ un dibattito che chiediamo da tempo. C’è da dire, però, che la sinistra del nostro Paese non ha bisogno di rinfrescare casa. Ha bisogno di costruire un palazzo nuovo dalle fondamenta. E’ il momento del coraggio.

Fuori di metafora?
I soggetti attuali non ce la fanno. Vale per tutti, senza distinzione. C’è bisogno di una nuova forza progressista ed ecologista che metta assieme quello che c’è, ma soprattutto che si apra a chi oggi non c’è.

Si riferisce alle sardine?

Certo. Ma mi riferisco anche a tanto altro. Al mondo dell’associazionismo, a quello cattolico, accademico, del volontariato, delle professioni, degli amministratori. Le piazze delle sardine sono un segnale, come lo sono quelle dei Friday for future. A maggior ragione per chi, come me, si occupa di politica tra i più giovani.

Un segnale di cosa?
Assistiamo ad una mobilitazione straordinaria. Una mobilitazione che i partiti, compresi quelli giovanili, non sono in grado di innescare. Dà la misura di quanto ci sia urgenza di cambiare. No?

Per lei serve un partito di sinistra.
Si. Oggi c’è grande bisogno di sinistra.

Perché?
Per rispondere basta un dato: in Italia l’1% più ricco detiene quanto il 70% della popolazione. A pagare il prezzo più alto di questa ineguaglianza sono donne e giovani. Oltre il 30% dei ragazzi guadagna oggi meno di 800 euro lordi al mese mentre il 25% degli under 29 versa in condizioni di povertà lavorativa. Ecco perché c’è bisogno di sinistra. Per cambiare questo stato delle cose.

Come?

C’è bisogno di governare i grandi cambiamenti del nostro tempo, tecnologico e ambientale in primis, e farlo con una visione del mondo fondata sul primato del collettivo sul singolo, sulla legittimità dello stato ad imporre regole che proteggano le società, sulla centralità dei diritti di chi lavora. Su un’etica differente.

Lei dice che c’è bisogno di sinistra ma l’Italia sembra andare sempre più a destra. Come se lo spiega?
Perché la destra risponde,  in modo sbagliato, a delle domande giuste. Domande che la sinistra ha scelto per troppo tempo di ignorare. Così ci siamo lasciati sfilare larga parte del nostro popolo.

Si spieghi.
Chiediamoci  il perché Salvini continua a riempire piazze, perché le persone fanno ore di fila solo per avere una foto con lui. Non sono certo tutti fascisti! Bisogna scendere dal piedistallo di una solo presunta superiorità morale. Se vogliamo batterlo, dobbiamo comprendere il perché del suo successo.

E qual è?
Credo che sia riuscito a dare alla gente l’impressione di essere padrona del proprio destino. A casa mia, decido io. Contro l’Europa delle regole, contro l’invasione dei migranti, contro il ladro che entra in casa mia. E’ questa l’idea alla base del suo messaggio. La sinistra per troppo tempo, invece, ha detto “dovete adattarvi al mondo, è complicato”. La politica non è adattarsi al mondo, ma decidere del proprio futuro.

Da dove riparte la sinistra, quindi?
Dai fondamentali. Da una nuova comunità e da un nuovo pensiero. Il resto dovrà venire da se. È evidente a tutti che non basteranno soluzioni organizzative.

Priorità?
Stare con l’orecchio a terra. Bisogna scrollarsi di dosso l’immagine di una sinistra salottiera e disconnessa dalla realtà, contigua, invece, con le élite di ogni campo. Abbiamo bisogno di idee concrete e parole nuove, radicali e comprensibili.

Ce ne dica una.
L’Italia ha bisogno di un nuovo statuto dei lavoratori. Quello che abbiamo compirà a breve cinquant’anni. Il mondo di oggi è radicalmente cambiato da allora. Oggi con un app è possibile contrattare una prestazione lavorativa di pochi minuti, con modalità che assicurano una competizione verso il basso della remunerazione e, soprattutto, senza alcun vincolo contrattuale o tutela. Dobbiamo dotarci degli strumenti adatti a governare questi cambiamenti e garantire più diritti a chi lavora.

Il Movimento cosa farà?
Faremo la nostra parte in prima linea. Se c’è una cosa che i giovani stanno dimostrando in tutto il mondo è che possono essere la più grande leva di cambiamento per  una comunità.

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