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Homo faber fortunae suae

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Sulla vicenda di Fabiano Antoniani sono state spese tante parole, molte vane e superflue,altre attente e rispettose,che ancora una volta ci chiamano a colloquio con la nostra più intima coscienza.
È successo qualche giorno fa, quando dj Fabo ha deciso di porre fine alla sua esistenza in nome di una “coerenza naturale” rispetto alla vita condotta fino a quando,in seguito ad un incidente stradale,si è ritrovato costretto a letto cieco e tetraplegico.

Da questo momento i più  (ma bisogna ammettere non tutti) hanno cominciato a porsi la domanda più “ovvia” ma forse la meno auspicabile da parte di una società civile: ” è giusto?”.
Lungi da qui la volontà di sindacare giudizi altrui intimi,va da sé però che diventa necessario riaffermare un principio cardine dello Stato di diritto: la libertà.

Contrariamente a quanto avviene con le altre “libertà” di cui rivendichiamo la tutela  (dalla libertà di culto a quella di espressione,passando per la tanto agognata libertà di stampa),sembra qui terribilmente difficile gridare alla necessità di affermarne la validità anche in condizioni di scelte estreme come quella di Fabo.

Siamo onesti,chi più di noi stessi ha il diritto di scegliere della propria vita?
Chi può imporci il “dover vivere ad ogni costo?”.
Con questo non si intende mettere in discussione ogni altra forma di morale religiosa o etica altrui,semplicemente si sottolinea come non sia più rinviabile la discussione su un tema così complesso come il testamento biologico.
Perché dovrebbe destabilizzarci lasciare la libertà al singolo di scegliere quale forma di trattamento sanitario intenderà accettare nel momento in cui dovesse sopraggiungere un’incapacità mentale?

Certo, non si tratterebbe di una scelta semplice,bisognerebbe tener conto delle situazioni,del vissuto personale,dei sentimenti e perché no,anche delle paure proprie del genere umano; ma è esattamente in virtù di tale difficoltà che va fatto tutto il possibile per garantire a chiunque, non solo la libertà di scelta,ma soprattutto il rispetto della stessa.

Rendere legge il testamento biologico non significa andare a minare o snaturare altri modi di vivere o agire.
Semplicemente, significa rendere effettivo un diritto che,a mio pare, l’uomo si porta dietro fin dalla nascita.
Vivere è un diritto di tutti e anche morire con dignità deve esserlo.

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Dottoressa in storia e civiltà europee. Attivista e candidata alla Camera dei Deputati nel 2018 con Liberi e Uguali.

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Approfondimenti

Giano bifronte: e se quello che vediamo non fosse poi la realtà?

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“Ognuno di noi ha una patria di nascita ed una elettiva”,con queste parole inizio’ la mia prima lezione all’università,e in questi giorni in giro per l’italia mi sono tornate alla mente spesso.

Ho conosciuto realtà non  molto lontane da quella potentina,una realtà contorta e alle volte davvero complessa,e mi sono chiesta se per qualcuno potenza possa aver mai rappresentato la “patria elettiva”,o se in realtà fosse solo il rifugio di chi ha avuto qui i natali.

Ho girato questa domanda a varie persone e il risultato,alquanto inatteso , ha messo in luce quanto la città sia ricca di persone che volutamente hanno deciso di venire a vivere qui e,cosa ancor più inaspettata,ne sono anche soddisfatti.

Ma allora da cosa deriva quello strano senso di insoddisfazione che aleggia per lo più sui nostri volti quando camminando, ci incrociamo distratti in giro?!
Ci guardiamo intorno e non sempre ,anzi quasi mai,ci piace quello che vediamo: c’e’ poco verde e troppo cemento,pochi parcheggi ma troppe macchine,non si organizza mai nulla, ma se poi si fa qualcosa non ci andiamo; ogni cosa diventa il pretesto per esaltare una mancanza,piuttosto che sottolineare una presenza.
Siamo come affetti da una sorta di “sindrome di Stendhal al contrario”: restiamo folgorati solo da ciò che non ci piace o da ciò che non corrisponde alle nostre aspettative, e non ci preoccupiamo quasi mai se dietro a ciò che vediamo ci sia qualcuno o qualcosa che ha agito pensando di fare un regalo alla comunità.
Già perché nelle viscere più profonde, la nostra città nasconde un cuore che batte più forteogni volta che una delle cento associazioni, piuttosto che un singolo decidono di fare qualcosa affinché la sua bellezza possa venir fuori.

Si, perché Potenza è un po’ come una giovane donna,si nasconde e si rivela a suo piacimento: alle volte è fredda, altre accogliente,austera e accomodante; ma nonostante le mille sfaccettature ha una sola ed unica pretesa, essere amata e capita.
Concedetele un po’ del vostro tempo e della fiducia, saprà ricompensarvi.

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