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Politica

Ci sentiamo davvero razzisti?

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Il tema dell’immigrazione e dell’integrazione è da alcuni anni al centro del dibattito politico nazionale ed europeo tanto da incidere nelle scelte politiche e amministrative non solo dello Stato ma anche a livello locale.

È innegabile che questo fenomeno in una realtà come la nostra, fino a qualche anno fa quasi totalmente estranea a fenomeni di immigrazione e non ancora pronta a diventare una città multiculturale, abbia un impatto sociale più forte e ci pone di fronte a sfide che non possiamo eludere ma che dobbiamo affrontare con soluzioni pratiche ed efficaci. L’arresto, qualche settimana fa, di un responsabile di uno dei più grandi centri di accoglienza di Potenza, balzato agli onori della cronaca, ha rischiato di spezzare un equilibrio già molto precario. Poteva essere la goccia che faceva traboccare il vaso, ma così non è stato. Proprio nel momento più critico, dove nessuno ci avrebbe biasimo se avessimo ceduto al populismo e al razzismo, siamo stati più forti, ci siamo ricordati la nostra storia, fatta di migrazioni sofferte, difficili e abbiamo mostrato la nostra anima meridionale fatta di accoglienza, amore calore, della filosofia che ‘un posto in più a tavola c’è sempre’. A livello nazionale ed europeo si discute di risorse da erogare, quote da ripartire, come fermare questa ‘invasione’, in pratica si trattano persone come numeri da inserire in una tabella. L’unico dato che voglio riportare non riguarda gli immigrati ma la percezione che noi italiani abbiamo del fenomeno, infatti, secondo una classifica stilata dall’istituto Ipsos MORI sul grado di ignoranza dei vari Paesi (che ci vede al primo posto tra i Paesi presi in considerazione) crediamo che gli immigrati in Italia siano circa il 30% della popolazione, mentre in realtà rappresentano il 7% (ma questo Salvini non ve lo dirà mai). Bene, mentre ai tavoli dove si prendono decisioni si parla di tutte queste statistiche, a Lampedusa i cittadini aprono spontaneamente le loro case per permettere alle centinaia di migranti che arrivano ogni giorno sull’isola di poter usufruire del bagno, miei concittadini ogni settimana si fanno il giro dei supermercati per recuperare pochi alimenti da donare ai migranti o procurano un paio di scarpette per permettere a tutti di giocare allo sport più bello del mondo (neanche questo vi dirà Salvini). Poi accadono episodi come quelli di Goro e allora cerchi risposte, la bussola sembra non puntare più a nord e le certezze iniziano a vacillare. Perché alziamo muri? Perché abbiamo paura dell’altro?
La paura verso gli immigrati maschera paure più grandi, la paura del cambiamento, i muri che si vogliono anzare non sono contro gli immigrati, sono contro il tempo. Il razzismo e la xenofobia rappresentano solo la reazione di chi non riesce a stare al passo con il tempo, con i cambiamenti della società, con le nuove sfide globali e il populismo sembra la facile via per proteggere lo stile di vita aquisito. Ma il cambiamento, come il tempo, non si ferma, non aspetta tutti, e le sfide che lancia per il futuro non possono che essere raccolte dalla nostra generazione, che non deve essere spettatrice ma protagonista di questo cambiamento.

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Carlo Rutigliano: “I giovani in campo per una nuova forza progressista”

Rifondare la sinistra. Chiudendo con il passato. Parla Carlo Rutigliano, Segretario Nazionale del Movimento Giovanile della Sinistra.

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Rifondare la sinistra. Chiudendo con il passato. Parla Carlo Rutigliano, Segretario Nazionale del Movimento Giovanile della Sinistra.

Bisogna “rimettere l’orecchio a terra e scrollarsi di dosso l’immagine di una sinistra salottiera”. Carlo Rutigliano, 29 anni, è il segretario nazionale del Movimento Giovanile della Sinistra, formazione juniores gemellata ad Articolo Uno, il partito di Pierluigi Bersani e del Ministro della salute Roberto Speranza. Dallo scorso anno il suo movimento chiede una costituente capace di andare oltre i soggetti esistenti che, dice, “non ce la fanno”.

Rutigliano, Zingaretti ha aperto ad un percorso rifondativo.
Penso che sia un buon punto di inizio. E’ un dibattito che chiediamo da tempo. C’è da dire, però, che la sinistra del nostro Paese non ha bisogno di rinfrescare casa. Ha bisogno di costruire un palazzo nuovo dalle fondamenta. E’ il momento del coraggio.

Fuori di metafora?
I soggetti attuali non ce la fanno. Vale per tutti, senza distinzione. C’è bisogno di una nuova forza progressista ed ecologista che metta assieme quello che c’è, ma soprattutto che si apra a chi oggi non c’è.

Si riferisce alle sardine?

Certo. Ma mi riferisco anche a tanto altro. Al mondo dell’associazionismo, a quello cattolico, accademico, del volontariato, delle professioni, degli amministratori. Le piazze delle sardine sono un segnale, come lo sono quelle dei Friday for future. A maggior ragione per chi, come me, si occupa di politica tra i più giovani.

Un segnale di cosa?
Assistiamo ad una mobilitazione straordinaria. Una mobilitazione che i partiti, compresi quelli giovanili, non sono in grado di innescare. Dà la misura di quanto ci sia urgenza di cambiare. No?

Per lei serve un partito di sinistra.
Si. Oggi c’è grande bisogno di sinistra.

Perché?
Per rispondere basta un dato: in Italia l’1% più ricco detiene quanto il 70% della popolazione. A pagare il prezzo più alto di questa ineguaglianza sono donne e giovani. Oltre il 30% dei ragazzi guadagna oggi meno di 800 euro lordi al mese mentre il 25% degli under 29 versa in condizioni di povertà lavorativa. Ecco perché c’è bisogno di sinistra. Per cambiare questo stato delle cose.

Come?

C’è bisogno di governare i grandi cambiamenti del nostro tempo, tecnologico e ambientale in primis, e farlo con una visione del mondo fondata sul primato del collettivo sul singolo, sulla legittimità dello stato ad imporre regole che proteggano le società, sulla centralità dei diritti di chi lavora. Su un’etica differente.

Lei dice che c’è bisogno di sinistra ma l’Italia sembra andare sempre più a destra. Come se lo spiega?
Perché la destra risponde,  in modo sbagliato, a delle domande giuste. Domande che la sinistra ha scelto per troppo tempo di ignorare. Così ci siamo lasciati sfilare larga parte del nostro popolo.

Si spieghi.
Chiediamoci  il perché Salvini continua a riempire piazze, perché le persone fanno ore di fila solo per avere una foto con lui. Non sono certo tutti fascisti! Bisogna scendere dal piedistallo di una solo presunta superiorità morale. Se vogliamo batterlo, dobbiamo comprendere il perché del suo successo.

E qual è?
Credo che sia riuscito a dare alla gente l’impressione di essere padrona del proprio destino. A casa mia, decido io. Contro l’Europa delle regole, contro l’invasione dei migranti, contro il ladro che entra in casa mia. E’ questa l’idea alla base del suo messaggio. La sinistra per troppo tempo, invece, ha detto “dovete adattarvi al mondo, è complicato”. La politica non è adattarsi al mondo, ma decidere del proprio futuro.

Da dove riparte la sinistra, quindi?
Dai fondamentali. Da una nuova comunità e da un nuovo pensiero. Il resto dovrà venire da se. È evidente a tutti che non basteranno soluzioni organizzative.

Priorità?
Stare con l’orecchio a terra. Bisogna scrollarsi di dosso l’immagine di una sinistra salottiera e disconnessa dalla realtà, contigua, invece, con le élite di ogni campo. Abbiamo bisogno di idee concrete e parole nuove, radicali e comprensibili.

Ce ne dica una.
L’Italia ha bisogno di un nuovo statuto dei lavoratori. Quello che abbiamo compirà a breve cinquant’anni. Il mondo di oggi è radicalmente cambiato da allora. Oggi con un app è possibile contrattare una prestazione lavorativa di pochi minuti, con modalità che assicurano una competizione verso il basso della remunerazione e, soprattutto, senza alcun vincolo contrattuale o tutela. Dobbiamo dotarci degli strumenti adatti a governare questi cambiamenti e garantire più diritti a chi lavora.

Il Movimento cosa farà?
Faremo la nostra parte in prima linea. Se c’è una cosa che i giovani stanno dimostrando in tutto il mondo è che possono essere la più grande leva di cambiamento per  una comunità.

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