Ius Soli – Sono italiano, o forse no?

Ius Soli – Sono italiano, o forse no?

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Il dibattito politico in queste settimane è stato,ed e’ ancora,animato da un grande tema sociale: lo “Ius Soli”. Ma di cosa si parla realmente?
Il tema è sostanzialmente l’ampliamento del diritto di cittadinanza ai figli degli stranieri nati in Italia. L’ultima legge sulla cittadinanza risale al 1992 (legge n.91 del 5 febbraio) e prevede la possibilità di diventare cittadino italiano solo dopo aver compiuto la maggior età. Sarebbe forse il caso di rivederla?

Direi proprio di si anzi, siamo già in netto ritardo, considerando che ancora nel 2017, continuiamo a privare minorenni nati e cresciuti in Italia dei propri diritti.
Certo, stanno provando a cambiarla, tentando di introdurre lo “Ius Soli temperato”,cioè la possibilità  di acquisire la cittadinanza attraverso specifiche condizioni, per i figli nati nel territorio della Repubblica da genitori stranieri (di cui almeno uno in possesso di un permesso di soggiorno UE  di lungo periodo e residente legalmente in Italia da almeno 5 anni) e lo “Ius Culturae” dove elemento centrale diventa la scuola e la frequentazione di un ciclo scolastico di almeno 5 anni, da parte del minore straniero nato in Italia o arrivato qui entro il 12esimo anno di età.

Tralasciando l’aspetto più tecnico dell’iter legislativo, sorge spontanea una domanda: ma non stiamo parlando di qualcosa che nella quotidianità esiste già?
A quanto pare però la “normalità” spaventa e pertanto la discussione sulla legge è stata nuovamente rinviata. In pratica, per l’ennesima volta, è stato detto a un milione di ragazzi nati in Italia,cresciuti in Italia,educati secondo le nostre regole e i nostri costumi “no, tu non sei italiano!” Una follia semplicemente!

Così come folle e frutto del populismo più becero,è l’intento dei più di associare lo Ius Soli agli sbarchi che continuamente toccano le nostre coste. Non si sta parlando di questo. Il dibattito non riguarda il riconoscimento di un diritto ai migranti, per i quali esistono prassi di accoglienza e valutazione sul proprio status a parte ma riguarda le “seconde generazioni” ovvero i giovani e gli adolescenti figli di migranti o di coppie miste, nati e cresciuti in Italia o giunti nel nostro paese prima dell’inizio della scuola dell’obbligo.
Italiani a tutti gli effetti insomma!

Emblematico di quanto il tema sia sentito e discusso, è la campagna di sensibilizzazione “L’Italia sono anche io” promossa da numerose associazioni, che da anni porta avanti le richieste di questi “italiani senza cittadinanza” (il manifesto di 10 punti della campagna lo trovate a questo link http://bit.ly/2tmbJQZ). Al netto della discussione teorica, delle belle parole e dei latinismi utilizzati, ciò che risalta nella discussione odierna è l’assoluto bisogno, sia per la nostra Italia che per l’Europa tutta, di dotarsi di nuove forme legislative che abbattano davvero i muri e le frontiere di ogni genere e permettano la realizzazione di un unico spazio culturale aperto, con un’identità plurale e dinamica.

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