L’INSOSTENIBILE PESANTEZZA DEI DIRITTI “DEGLI ALTRI”

L’INSOSTENIBILE PESANTEZZA DEI DIRITTI “DEGLI ALTRI”

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Nel mondo esistono due tipi di persone: coloro che ritengono i diritti un bene universale, da garantire a tutti senza distinzione e coloro che usano la parola “diritto” per se stessi, senza alcun riguardo per gli altri. La contrapposizione fra queste due “filosofie” è antica come il mondo e nel nostro Paese abbiamo visto più volte a che tipo di “discussione” porta, con l’utilizzo della libertà di espressione per rinchiudere il mondo in “normali” e “malati”, in “brave persone” e “pervertiti che attaccano la nostra cultura”.

Come successo per il divorzio, l’aborto, il suffragio universale anche i diritti della comunità LGBTQIA (Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender, Queer, Intersex, Asexual) hanno scatenato l’antica risposta di tutto un pezzo di mondo, che non ritiene necessario garantire e promuovere i diritti altrui per un semplice motivo: non lo riguarda personalmente. La discussione sul “gender” – che andrebbe a far crollare quell’insieme di valori che tiene unita la società – è anacronistica e antistorica ed ha il solo obiettivo di distrarre l’opinione pubblica dai problemi reali che attanagliano la vita di tutti noi, ogni giorno, a prescindere dal nostro orientamento sessuale.

Il “Potenza Basilicata Pride” dello scorso 3 giugno è stata l’ennesima occasione per i “buonisti di casa nostra” di dare ampia dimostrazione della mancata conoscenza dell’argomento in questione, arrivando a dipingere una manifestazione di piazza, un corteo colorato che mette al centro l’amore in tutte le sue forme – anche l’amore eterosessuale per la cronaca – in un pericolo per la nostra società, lontano dai nostri valori e causa di gravissimi disagi sociali. Riconoscere e tutelare il diritto ad amare una persona a prescindere dal suo sesso, a prescindere dal suo orientamento sessuale non è pericoloso per un semplice motivo: l’amore – quello vero, sincero e senza barriere – non ha mai ucciso nessuno e non ha mai portato scompiglio.

Molti oppositori dell’amore senza distinzioni e senza restrizioni utilizzano spesso un vecchio cavallo di battaglia, che sembra non passare mai di moda: “l’amore è una questione privata e non ha bisogno di essere mostrato in pubblica piazza”. Anche accettando come realistica questa visione – che gli stessi detrattori dei diritti LGBTQIA dimenticano immediatamente quando parlano di “sagra della patata” e “orgoglio eterosessuale” – resta il problema alla base delle rivendicazioni del “popolo arcobaleno” che ha sfilato, per la prima volta, nelle strade del capoluogo di Regione: l’amore di un uomo per un altro uomo, di una donna per un’altra donna, di persone che vogliono vivere la propria vita liberamente e senza distinzioni è ancora visto come un sentimento di “serie B” nel nostro Paese e nella nostra Città. Anche ammettendo che l’amore sia una questione semplicemente privata, non si può negare che per vivere serenamente il proprio orientamento sessuale è necessario che questo venga riconosciuto come quello stesso sentimento che è alla base del matrimonio civile.

Pensiamo davvero che il mondo racchiuso sotto i colori della bandiera arcobaleno senta l’esigenza di scendere in piazza per il solo gusto di fare un dispetto a “tutti gli altri”? Siamo così ingenui da credere che un corteo – che ha come filo conduttore unico l’amore e i diritti di tutti – possa offendere qualcuno per il semplice fatto che esistono singoli che amano diversamente da noi? L’unica cosa che può risultare offesa è il bigottismo dilagante, la continua volontà di trovare un nemico da combattere, la voglia di trovare una categoria da sacrificare sull’altare della pace sociale, senza accorgersi che limitando i diritti degli altri si apre la strada alla limitazione dei diritti di tutti.

Il “Potenza Basilicata Pride” non ha offeso nessuno, non ha portato scompiglio nella Città capoluogo, non ha distrutto la nostra quotidianità ha solo acceso un faro sulle esigenze e sulle richieste di chi ha il diritto di amare e di essere amato senza alcuna restrizione; ha fatto sentire, anche nella nostra Regione, l’importanza di una lotta che non può essere fermata, né sottovalutata: il processo di cambiamento verso i diritti di tutti e per tutti, con buona pace dei buonisti di casa nostra che si ostinano, ancora una volta, a fermare il vento con le mani.

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