Le difficoltà e il sogno europeo

Le difficoltà e il sogno europeo

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Il vento della crisi sta soffiando sempre più minaccioso sull’Eurozona, portando in primo piano l’esigenza di trovare un accordo sulle misure da attuare per la “messa in sicurezza” dell’area. I tentennamenti dei mercati hanno riacceso il dibattito sull’euro e sulla sua stessa sopravvivenza. Se non si procede a un completamento della cornice istituzionale, all’interno della quale il disegno della moneta unica europea era stato collocato fin dal suo concepimento da parte del Comitato Delors, non si andrà molto avanti. I responsabili politici, che decisero la costituzione della moneta unica, erano consapevoli che il sistema avrebbe potuto operare correttamente solo se integrato con la creazione di un centro di governo della politica economica dell’Europa, con compiti di supervisione delle politiche di bilancio degli Stati membri,al fine di assicurare il rispetto dell’equilibrio dei rispettivi conti pubblici, presupposto per la crescita economica dei singoli Stati e dell’Eurozona nel suo complesso. La mancata realizzazione di questo progetto ha determinato una asimmetria istituzionale che nei dieci anni dall’introduzione dell’euro non si è stati capaci di rimuovere: la separatezza tra politica monetaria e politica fiscale. La BCE non svolge un ruolo di prestatore di ultima istanza perché non ha dietro di sé uno Stato ma venti Stati con altrettanti debiti pubblici. Ciò comporta che i contribuenti dei Paesi con i conti in ordine siano restii a mostrarsi solidali nei confronti dei Paesi con alti livelli di debito pubblico, in nome di un interesse comune.

Qualcosa di simile avvenne nei primi anni di vita degli Stati Uniti. In quella circostanza gli Stati virtuosi accettarono di farsi carico del debito degli Stati più deboli perché tutti gli Stati dell’unione avevano già dato vita a uno stato federale; avvertivano il vincolo della lealtà nei confronti di una Patria comune.

Gli uomini politici che hanno portato alla creazione della moneta unica, avevano tutti fatto esperienza diretta dei guasti delle politiche ispirate al protezionismo e al nazionalismo; avevano vissuto la tragedia della guerra; avevano convissuto con una “cortina di ferro” che per quasi mezzo secolo ha diviso Stati e popoli radicati nel comune terreno della civiltà europea.

I principali ostacoli della moneta unica sono stati la globalizzazione dell’economia e le crisi finanziarie mondiali che hanno posto sfide che le istituzioni europee si sono dimostrate insufficienti ad affrontare. Le difficoltà della Comunità europea sono da rintracciare proprio nella classe dirigente, priva di uomini à la Roosevelt, costituita da “vertici” litigiosi e inconcludenti che portano avanti estenuanti trattative dove si gioca al ribasso,per portare a casa un risultato, pur che sia. Non è questa la strada che conduce in Europa. Non è possibile vivere alla giornata. In politica vivere alla giornata, come diceva Ortega y Gasset, è quasi inevitabilmente morire all’imbrunire. Non vivere alla giornata vuol dire avere lo sguardo lungo, capace di prefigurare orizzonti nuovi seppur non immediatamente avvistabili. A scrutare l’orizzonte è chiamato chi ha la vista buona, non indebolita degli anni, dai tanti conformismi, dall’abitudine a pensare il mondo solo e sempre così com’è. Siamo soprattutto noi giovani,con la nostra freschezza a poter intuire ,a poter scorgere cosa cela l’opacità del presente. La nostra generazione ha il lusso di potersi muovere liberamente attraverso l’Europa, per studio, lavoro, turismo; si muove con una disinvoltura e con una facilità sconosciute anche solo alla generazione dei nostri genitori.

Tutto ciò, alla lunga, farà prevalere la dimensione e lo spirito europeo su quello nazionale, come appartenenza a una Patria più ampia. Lo spirito giusto è quello di poter ragionare e rapportarci con il passato dei nostri avi, ciò sarà la chiave per il domani, per portare a compimento l’ideale che era nella mente e nel cuore dei Padri fondatori, come lo prefigurarono giovani come noi: Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi nel Manifesto di Ventotene, un’ Europa libera e unita.

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