Italia: disoccupazione ed emigrazione giovanile in aumento.

Italia: disoccupazione ed emigrazione giovanile in aumento.

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I dati riportano che a fine anno 2016 sono stati 107.529 gli italiani che hanno lasciato il Bel Paese, circa il 6% in più del 2015, di cui il 37% sono giovani di età compresa tra i 18 e 35 anni. La percentuale di giovani che decidono di fare le valige e stabilire la propria residenza all’estero aumenta di anno in anno. Le regioni del sud sono quelle che risentono di più del fenomeno migratorio. Il divario economico e sociale, esistente oramai da anni, tra nord e sud ancora una volta si fa sentire e nulla sembra cambiare.
I Paesi verso i quali si dirigono i giovani italiani sono quelli del nord Europa (in particolare Inghilterra e Germania), ma ad accoglierli sono anche gli Stati Uniti e il Giappone.
Le precarie condizioni di lavoro, gli alti tassi di disoccupazione, la scarsa qualità della vita, stipendi bassi e non sufficienti a vivere bene, inducono i giovani laureati e i lavoratori a cercare fortuna altrove, in quelle città, europee e non, in cui amici e parenti li hanno preceduti e dove trovano, quindi, già un supporto familiare. Molti decidono persino di completare gli studi all’estero, fiduciosi e quasi sicuri di essere più facilmente avviati ad una futura carriera lavorativa stabile, senza stenti e preoccupazioni.
La maggior parte di loro va via per non tornare più.
“Se ne vanno 100mila, ce ne sono 60 milioni qui: sarebbe a dire che i 100mila bravi e intelligenti se ne sono andati e quelli che sono rimasti qui sono tutti dei ‘pistola’”. Non molto tempo fa, il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti si esprimeva così sulla fuga dei cervelli dei giovani italiani. “Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi” – ha continuato. Questa dichiarazione, che poco o per niente si addice ad un Ministro, ha suscitato molte polemiche sui media e sui social, scatenando l’ira di tutti quei giovani che hanno dovuto lasciare la propria terra e la propria famiglia non per piacere, ma per obbligo. Quando il sistema politico che governa il Paese, infatti, non è in grado di creare opportunità di lavoro favorevoli, nonché di garantire politiche sociali adeguate, la questione non è quella “di essere intelligenti o ‘pistola’”, ma di scegliere tra il precariato sottopagato e una vita agiata. Quando, dopo anni di fatica e di studio, tra colloqui e concorsi, si è ancora lì ad attendere graduatorie, a lavorare a nero per arrotondare, a cercare di capire che cosa fare nella vita, quando lauree, master e corsi di specializzazione sembrano non bastare più, l’unica soluzione è quella di tentare un’esperienza all’estero. Questa scelta, forzata, sudata e ripensata, poi si rivela essere quella giusta e ci si rende conto che, godendo di un lavoro ben pagato e di servizi sociali vantaggiosi, quali, per citarne alcune, l’assistenza sanitaria sul lavoro, il sussidio per ogni figlio dalla nascita fino almeno al diciottesimo anno di età, il sussidio per le donne in gravidanza, non vale più la pena tornare in Italia.
Pertanto, è ovvio che il sistema politico italiano non funziona bene, o non funziona affatto, nonostante l’articolo 35 della tanto ultimamente discussa Costituzione Italiana assegni allo Stato il compito di tutelare il lavoro in tutte le sue forme e di garantire la formazione professionale. L’Italia è diventato un Paese fondato sui voucher, che se da un lato tutelano e semplificano la vita del datore di lavoro, dall’altro sono uno strumento per non mettere in regola i giovani lavoratori. Per non parlare, poi, dell’aumento dell’età pensionabile, che non permette il ricambio generazionale sul mercato del lavoro. I risultati delle Riforme del Governo italiano non sono stati buoni. Servono piani di investimento seri, incentivi alle assunzioni, il rilancio delle piccole e medie imprese, e politiche attive.
Non ci si rende conto che l’esodo delle giovani menti e delle forti braccia ha degli effetti alquanto negativi sul PIL del Paese. Infatti, la perdita di giovani implica un ulteriore e continuo impoverimento dell’economia italiana. Inoltre, il fenomeno incide anche sulla spesa pubblica, poiché il sistema italiano dell’istruzione investe per formare giovani che porteranno altrove i frutti delle loro capacità e competenze.
Gli italiani diventano, quindi, fonte di ricchezza per gli altri Paesi, sono apprezzati all’estero e considerati dei grandi lavoratori, e, grazie alle migliori condizioni di lavoro, agli stipendi ragionevoli e proporzionati alla qualità della vita, alla meritocrazia e alla burocrazia più snella, riescono a mettere in gioco le proprie competenze al massimo delle potenzialità.
Oltretutto, se queste sono le cause che spingono i giovani italiani a lasciare la propria famiglia, non ci si può aspettare che gli altri giovani europei scelgano l’Italia come seconda patria, come terra in cui formarsi e lavorare. Lo Stato italiano, infatti, non favorisce la competizione internazionale e perde anche di attrattività nei confronti degli investimenti stranieri.
Questa breve analisi, che induce all’esame delle cause del fenomeno, deve essere un punto di partenza per trovare soluzioni, per dare un buon motivo ai giovani per restare, favorendo la crescita e la diffusione del sapere, e per tornare, mettendo in pratica le competenze acquisite dalle esperienze vissute all’estero a favore dello sviluppo del Paese. A trovare le giuste soluzioni dovranno essere proprio i giovani, poiché loro saranno la futura classe dirigente e nelle loro mani è il futuro dell’Italia.

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Marianna Caivano is a young engineer who worked in the academic community just after the Master’s Degree, currently pursuingher Ph.D. in Engineering for Innovation and Sustainable Development at the School of Engineering of the University of Basilicata (Italy). Environmental Engineering is her main field of interest.She pays special attention to energy and pollution policies, believing that the research community has a strong responsibility in minimizing the anthropogenic impacts on the environment and society.