Intercultura in Svezia: il racconto di Saverio fra scuola e famiglia

Intercultura in Svezia: il racconto di Saverio fra scuola e famiglia

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Ogni anno migliaia di ragazzi, fra i 15 ai 18 anni, partecipano ai progetti di educazione interculturale promossi da “AFS – Intercultura”. Conoscere lingue, tradizioni, modelli culturali e sociali di tanti Paesi diversi, permette alle giovani generazioni di ampliare il proprio bagaglio di conoscenze e cominciare, davvero, a sentirsi “cittadini del mondo”. Abbiamo chiesto a Saverio Di Capua, giovane studente del Liceo “G. Galilei” di Potenza, di raccontarci la sua esperienza in Svezia, durante il suo anno di permanenza all’estero.

Ciao Saverio! Sei appena tornato in Italia, esattamente dove sei stato nell’ultimo anno?

Sono appena tornato da Trollättan, una città di 50mila abitanti vicino Göteborg, che si trova sulla costa ovest della Svezia e si affaccia sul Mare del Nord.

Perchè sei voluto partire con AFS – Intercultura per la Svezia?

Sono sempre stato interessato dai popoli scandinavi e dalla loro cultura – ne ho una passione innata – e volevo approfondire la conoscenza di un’altra lingua, oltre che accrescere il mio livello di inglese.

Hai trovato complicata la procedura che ti ha portato a realizzare quest’esperienza?

Più che complicata la definirei lunga, ho dovuto preparare molti documenti, e la burocrazia italiana non aiuta in questo.

Quando sei arrivato in Svezia?

Il mio passaporto dice 19 Agosto 2017.

Ti è piaciuta la città dove hai vissuto?

Si, dall’inizio mi ci sono trovato bene, certamente è diversa dalla tipica città italiana che si divide in centro storico e zone periferiche. Le città della Scandinavia appaiono molto più giovani e moderne.

La Svezia in tre parole?

Domanda difficile! Direi: interessante, aperta e rispettosa. Interessante perchè mi ha permesso di vivere la passione per un popolo per cui ho una passione innata, essere a contatto con i loro modi di fare! Aperta perchè mi ha letteralmente aperto un mondo, trovarsi a contatto con persone di tante nazionalità diverse mi ha fatto rendere conto di quanta diversità ci sia anche all’interno dello stesso continente. Rispettosa perchè il popolo svedese non solo tollera ma accoglie e rispetta, chiunque, senza badare alla sua provenienza o al colore della sua pelle, ha grande rispetto per le tradizioni di tutti. Questo mi ha lasciato più a bocca aperta, abituato alla chiusura – soprattutto di qualcuno – in italia.

Hai avuto problemi con la lingua?

Nei primi tempi si, alcuni suoni sono totalmente estranei alla nostra lingua e le parole sono difficilissime da memorizzare, avendo una radice totalmente differente.

Hai fatto subito amicizia?

Ci è voluto un po’ di tempo, circa un paio di mesi, per via delle differenze culturali alle quali ho accennato prima.

Quest’esperienza ha cambiato qualcuna delle tue abitudini?

Si, appena sono entrato in macchina ho messo la cintura! Poi, quando sono entrato a casa ho tolto le scarpe e continuo a farlo anche in Italia.

Cosa ti ha lasciato quest’esperienza?

Sicuramente una visione del mondo nuova e diversa, più aperta, come dicevo prima. Mi ha lasciato molto in termini di rapporti umani, ora ho almeno un amico in molti paesi del mondo.

Cosa ti è piaciuto di più?

L’indipendenza personale: si è liberi perchè la famiglia ospitante spesso non si preoccupa di dove sei o di quello che stai facendo, ma bada molto al fatto che tu tenga fede alle responsabilità. Indipendenza declinata anche in modo più pratico: ho 17 anni e ancora non posso guidare, ma lì l’auto è praticamente inutile, i mezzi pubblici arrivano ovunque, sono veloci e puntuali.

Ti sei ambientato facilmente?

Beh non esattamente. Gli svedesi sono culturalmente diversi e bisogna “imparare” ad averci a che fare. Successivamente le cose sono state in discesa, ma inizialemente è un po’ traumatico!

Com’è vivere in una famiglia svedese?

È diverso, sicuramente. Il pasto più importante per esempio è la colazione, la classica colazione salata continentale, differente da quella mediterranea. Inizialmente come dicevo non era facile comunicare, dopo ho imparato a capire e a farmi capire. Le differenze sono tante, ma tanto è anche quello che si impara.

Piatto svedese preferito?

Il “sill, potatis och lingonsylt”: del pesce marinato con patate e una specie di gelatina agrodolce, simile alla nostra marmellata per consistenza.

Parliamo di scuola: il metodo di insegnamento come cambia tra Svezia ed Italia?

Sono metodi molto diversi, non si bada alla teoria ma si dà molta più importanza alla pratica, non importa come risolvi il problema, basta che tu lo faccia.

Scuola in Svezia: pro e contro?

Sicuramente un pro è il rapporto con i professori. Si ha un rapporto 1:1 e non si usa il lei, il professore si chiama per nome e non è una guardia severa nella classe ma ha il compito di accompagnare l’alunno durante il suo percorso. Questo aiuta la crescita personale e collettiva.

Un contro potrebbe essere che, come ho detto, la teoria è forse troppo trascurata, probabilmente tanto quanto in Italia è trascurata la pratica. Una via di mezzo tra le due, secondo me, sarebbe l’ideale.

Ci sono stereotipi verso gli italiani?

Si, ma è solo ironia, non si fa mai con cattiveria o come forma di discriminazione. C’è lo stereotipo dell’italiano mammone, che urla quando parla al telefono o che in un dialogo passa più tempo a gesticolare che a parlare, ma c’è anche tanta ammirazione sincera verso la nostra cultura.

Se fosse stato possibile, saresti rimasto in Svezia o tornato in Italia?

Si tratta di qualcosa che io stesso mi sono chiesto e devo ammettere che l’ idea di rimanere in Svezia l’ ho presa in considerazione più volte. Come detto prima, l’ organizzazione e i servizi, nonché la qualità della vita, sono aspetti che influenzano molto queste scelte e la Svezia è un esempio che ho subito preso in considerazione. Certo, l’ Italia rimarrà la mia casa, anche se non è in grado di offrire tutto ciò allo stesso modo.

Un consiglio per i ragazzi che vorrebbero intraprendere un’esperienza simile alla tua?

Il mio consiglio è quello di buttarsi, di farlo e di godersi pienamente tutto quello che si vive durante l’anno all’estero. Si conoscono persone meravigliose, posti bellissimi e si cresce tantissimo. Fatelo e non avrete mai il rimpianto!

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