IL PROIBIZIONISMO UCCIDE…MA “ERA NECESSARIO”

IL PROIBIZIONISMO UCCIDE…MA “ERA NECESSARIO”

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Un ragazzo di 16 anni è morto ma il proibizionismo è ancora vivo e rampante. Basterebbe questa semplice frase per riassumere quello che è accaduto a Lavagna (Genova) e che, se non rappresentasse ormai da troppo tempo una costante della “lotta alla droga” in Italia, farebbe tremare le vene dei polsi a molti. Un giovane liceale si è lanciato dalla finestra della sua casa, dal terzo piano, durante una perquisizione della Guardia di Finanza dopo essere stato trovato in possesso di 10 grammi di hashish all’uscita di scuola (la cronaca dettagliata dell’accaduto la trovate qui: http://bit.ly/2koHMX2).

Nel nostro Paese ormai, da troppi anni, abbiamo completamente eliminato qualsiasi confine fra le diverse tipologie di droga, equiparando – non solo dal punto di vista legislativo con quella che era la “Fini/Giovanardi” – le droghe leggere a quelle pesanti, facendo passare il concetto scellerato che assumere una qualsiasi tipologia di sostanza stupefacente renda automaticamente dei tossicodipendenti.

Quello che il proibizionismo è riuscito ad introdurre nel nostro tessuto sociale va ben oltre la semplice “repressione” da parte delle forze dell’ordine: si è riusciti a uniformare la percezione di un universo vasto e variegato delle droghe al semplice “marchio sociale del drogato”. Si è semplificata la percezione della realtà, la si è mistificata con la conseguenza di demonizzare tutto, senza distinzione alcuna.

Quello Stato “paternalista” che ha il solo compito di tenere lontani tutti dalle tentazioni malefiche degli stupefacenti – perfettamente descritto da un articolo di Mauel Peruzzo su “Il Foglio” di qualche tempo fa (http://bit.ly/2l22NZQ) – ottiene il solo risultato di lasciare alla sola esperienza personale la conoscenza di un mondo largo, frastagliato (e anche pericoloso) come quello delle droghe.

Ci si è illusi per anni che la semplice repressione fisica del fenomeno potesse bastare per rendere l’Italia un Paese sicuro e libero dal “fantasma della droga”, lasciando completamente disarmate le giovani generazioni verso qualcosa di attraente e sconosciuto che, se non affrontato con la giusta consapevolezza, può portare a conseguenze devastanti.

Le perquisizioni davanti alle scuole, unite alla totale assenza di una formazione mirata dentro a quegli stessi istituti scolastici “presidiati” dai finanzieri, hanno portato all’ennesima tragedia che ha strappato alla vita un ragazzo di 16 anni, “colpevole” di aver portato con sé qualche canna.

Addirittura il Colonnello Fiora, comandante del gruppo da cui dipendono i militari che si sono occupati della perquisizione, riesce ad affermare che la stessa perquisizione fosse “necessaria per tutelare il minore”. È necessario per tutelare un ragazzo di 16 anni piombare a casa sua, dinnanzi ai genitori, con i lampeggianti accesi come se si trattasse del sequestro del secolo? È necessario sottoporre un ragazzo che frequenta ancora il liceo ad uno stress psicologico di questo tipo?

La vera tutela si ottiene solo uscendo da questo folle sistema proibizionista per le droghe leggere, aprendo ad un sistema controllato ed in grado – quello sì – di garantire la salute e la sicurezza dell’intera comunità e dei più piccoli in modo particolare. Un sistema che tenga all’interno anche un percorso di informazione da portare avanti nelle scuole, che riesca a far nascere la consapevolezza di avere davanti un mondo variegato, dove uno spinello e una pasticca non sono la stessa cosa.

Non ci sono altre scuse che tengano, mettiamocelo in testa: del “proibizionismo ancora vivo e rampante” resta solo l’aggiunta dell’ennesimo nome alla lunga lista di morti, quello di un ragazzo di 16 anni che si è lanciato da una finestra per qualche canna.

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24 anni, potentino figlio di Vita e Antonio. Dal 3° anno dei Liceo Socio-PsicoPedagogico entro a far parte della Rete degli Studenti Medi che per 5 anni rappresenterà il mio impegno quotidiano nell'Associazionismo studentesco e nella Politica. Dopo 3 anni a Roma torno in Basilicata per continuare a lavorare sul territorio, ricominciando dal Servizio Civile Nazionale presso la Legambiente Basilicata Onlus. Lavoro, Ambiente, Futuro, Politica sono le parole chiave che dovrebbero essere trovate nella nostra Regione e non solo.