IL PROGETTO “HUMAN (P)RIGHTS”. Quando l’amore supera ogni confine.

IL PROGETTO “HUMAN (P)RIGHTS”. Quando l’amore supera ogni confine.

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Marco Tancredi, classe 1986, potentino doc, sociologo di professione e amante della fotografia.

Il connubio tra lavoro e passione ha dato vita al progetto “Human (P)Rights”, contro l’omofobia e a favore dei diritti degli uomini, delle donne, degli uomini che si sentono donna e delle donne che si sentono uomo. Marco vuole rivendicare la libertà di ciascuno di sentirsi se stesso, abbattendo tutte le barriere e superando le discriminazioni legate all’orientamento sessuale e all’appartenenza di genere. Con il suo progetto, Marco vuole aiutare le persone della comunità LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Trans) a sentirsi accettate e integrate, in particolare valorizzando la diversità e l’inclusione nei luoghi di lavoro. Questo progetto è stato lanciato con l’omonima mostra fotografica, inaugurata per la prima volta a Napoli, portata già a Tenerife, Puerto de la Cruz, Santa Cruz (Spagna) e ora, finalmente, approdata anche a Potenza.

In un meraviglioso vortice di colori, gli scatti di Marco catturano sguardi, sorrisi, abbracci, baci e pianti di gioia, per un mondo di pace, amore e rispetto, per gridare NO all’omofobia e all’omotransfobia. Le sue fotografie invitano l’osservatore a riflettere sulla sofferenza che le persone omosessuali e trans sono costrette a vivere sulla propria pelle quotidianamente, a causa di una società che isola gli individui e stereotipa le esistenze, a causa di un contesto sociale fatto di pregiudizi e di cliché che portano l’individuo a snaturarsi per assomigliare ad una figura ideale.

Marco, quando e perché hai deciso di confrontarti con questa realtà?

Non è stata proprio una decisione, quanto una necessità. Oggi, prima ancora di essere fotografo sono un Sociologo e quando mi sono avvicinato alla comunità LGBT l’ho fatto perché stavo conducendo una ricerca per l’Università Federico II di Napoli. Ero alle prese con la scrittura della tesi di Laurea Magistrale,  quando ho iniziato un tirocinio universitario presso la Cooperativa Sociale Dedalus, che mi ha permesso di occuparmi di problematiche sociali strettamente connesse alla strada. Grazie proprio ad un’attività di strada sono entrato in contatto con i vari circuiti della prostituzione, quella maschile, femminile, maschile e quella legata alle persone trans che ho poi approfondito per la mia tesi. Ho collaborato anche alla gestione di un centro-ascolto per persone trans e la sofferenza che segna queste persone ha lasciato in me un segno indelebile, tanto da non riuscire più ad ignorare il problema. Sentivo l’esigenza di continuare ad informarmi e approfondire la mia ricerca.

Che tipo di difficoltà hai incontrato a Potenza prima di riuscire a presentare la tua mostra fotografica?

Il tema del mio progetto fotografico è alquanto delicato poiché non è ben visto da molti. Tutti sono entusiasti all’idea di allestire una mostra fotografica, ma poi l’entusiasmo si tramuta in pregiudizio quando si specifica che il progetto vuole sensibilizzare la società verso la comunità LGBT. Parole come ‘omosessuale’ e ‘trans’  spesso intimoriscono i miei interlocutori, che rispondo con una espressione del viso quasi di disprezzo. Per fortuna, non è stato così con tutti e ho trovato molto sostegno da parte di alcuni membri delle istituzioni locali. Confesso, però, che il progetto ha generato maggiore interesse solo dopo essere stato a Tenerife, come se avesse acquistato un valore aggiunto. Mi sarebbe piaciuto ricevere da subito la stessa attenzione, ma l’importante è che sia riuscito a portare Human (P)Rights a Potenza contribuendo a rompere il silenzio su una realtà della quale si conosce molto poco ma si sparla troppo.

L’ingresso alla mostra fotografica ha previsto una raccolta fondi. Cosa hai pensato di fare con il ricavato?

Non mi sono mai piaciute le cose fini a se stesse, non ho mai fatto qualcosa se non spinto da reali e sincere emozioni e buoni propositi. Così è stato anche con Human (P)Rights. Voglio fare qualcosa di concreto e la raccolta fondi ha l’obiettivo di finanziare un tirocinio mesi lavorativo di tre-sei ad una persona della comunità LGBT presso un esercizio commerciale e/o un’azienda. Voglio mandare un messaggio di fiducia e di speranza ai tanti  giovani lucani che vanno via pensando di poter trovare la felicità solo lontano dalla loro terra.

 Il titolo della mostra fotografica vuole far rifermento al prossimo primo Pride a Potenza. Spiegaci cosa è un Pride e perchè, secondo te, non bisogna avere pregiudizi.

Il titolo del progetto è nato ben prima che il primo e storico Pride di Potenza fosse contemplato. Ricordo ancora il giorno in cui è nata l’idea:  fu molto rapido e spontaneo, più semplice di quello che si può pensare. Il Pride è una marcia per la rivendicazione dei diritti delle persone appartenenti alla comunità LGBT. In passato veniva chiamato ‘Gay Pride’ perché a parteciparvi erano principalmente persone omosessuali e trans. Oggigiorno, però, la manifestazione vede la partecipazione di una larga fetta di società che vuole affermare la libertà, il rispetto e la tolleranza verso il genere umano tutto. Questo è il motivo per cui si chiama soltanto ‘Pride’ o ‘Human Pride’. Così ho intitolato il mio progetto ‘Human (P)Rights’, omettendo la parola Pride e lasciando spazio alla parola ‘Rights’ che vuol dire ‘Diritti’.

Hai ricevuto anche tu delle discriminazioni per esserti occupato di questo tema?

Non so se posso chiamarle vere e proprie discriminazioni. Quello che è certo è che mostrare agli altri così palesemente che sono attivo nella lotta per i diritti della comunità LGBT ha fatto sì che le persone alimentassero delle storie su di me. Da gay represso, mi è stato anche detto che ho una fidanzata solo come copertura. Insomma, sembra che tutti si chiedano come mai mi impegni così tanto. Dico sempre che l’unico motivo per cui lo faccio è perché non trovo un motivo per non farlo: siamo tutti esseri umani e non riesco proprio a sopportare che venga negata la libertà alle persone soltanto perché hanno un orientamento sessuale differente da quello socialmente riconosciuto come ‘normale’ e /o un’identità di genere ‘altra’.

So che il supporto della tua ragazza è stato fondamentale. Come ti ha aiutato in questo percorso per la realizzazione del tuo progetto sociale?

La mia ragazza, Yulia, è stata fondamentale, si. Molti pensano che allestire una mostra fotografica sia una cosa bella e basta, fatta di complimenti e riconoscimenti. Dimenticano però che comporta sforzi molto grandi, economici e mentali. Yulia mi ha donato il suo supporto fisico sì, ma soprattutto morale, e mi ha aiutato a superare i momenti di sconforto. Lei ha preso parte a questo progetto e il suo aiuto e la sua vicinanza sono stati per me preziosi. Pertanto, nonostante lo stress abbia fatto da padrone, allestire un progetto fotografico dal forte valore sociale, come questo, mi ha permesso di mettermi in discussione, andare incontro alle critiche e al giudizio delle persone. Infatti, se ci si confronta con persone già solidali al tema è tutto più facile, ma se vuoi davvero sensibilizzare devi quasi sperare che a partecipare ci siano persone con pregiudizi. Per fortuna, finora, in un anno di esposizioni tra Italia e Spagna, non ho ricevuto alcuna critica e non pensavo sarei uscito illeso da Potenza. Sarà forse per questo che considero l’esperienza della mia città la più forte e significativa. Molti visitatori sono venuti alla mostra con domande, curiosità e pregiudizi, ma con la voglia di confrontarsi, informarsi e migliorarsi. Molti sono usciti soddisfatti delle informazioni che hanno ricevuto, ammettendo di non averne mai ricevute in passato. Spero, quindi, di avere l’opportunità di proseguire nella sensibilizzazione, anche attraverso le scuole che penso siano un canale fondamentale per costruire un mondo più inclusivo.

 Quella di Marco Tancredi è una vera e propria missione. Questo progetto è il frutto dell’impegno, della caparbietà e della passione di un giovane che, contando solo sulle proprie forze,  ha deciso di aiutare quelle persone che spesso vivono ai margini della società, che vengono derise, maltrattate e giudicate. Queste persone hanno bisogno di un sorriso, di una carezza, di un abbraccio, e lui è stato in grado di donare loro un pò del suo amore verso il prossimo.

Il progetto sociale di Marco e la sua divulgazione stanno contribuendo alla crescita della nostra società, verso una mentalità più aperta e tollerante, senza violenze e pregiudizi, con occhi nuovi per guardare tutte le realtà con consapevolezza. Per questo dobbiamo dirgli GRAZIE.

Vi invito a visitare la pagina facebook di Marco: marco tancredi photographer.

 

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Marianna Caivano is a young engineer who worked in the academic community just after the Master’s Degree, currently pursuingher Ph.D. in Engineering for Innovation and Sustainable Development at the School of Engineering of the University of Basilicata (Italy). Environmental Engineering is her main field of interest.She pays special attention to energy and pollution policies, believing that the research community has a strong responsibility in minimizing the anthropogenic impacts on the environment and society.