Homo faber fortunae suae

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Sulla vicenda di Fabiano Antoniani sono state spese tante parole, molte vane e superflue,altre attente e rispettose,che ancora una volta ci chiamano a colloquio con la nostra più intima coscienza.
È successo qualche giorno fa, quando dj Fabo ha deciso di porre fine alla sua esistenza in nome di una “coerenza naturale” rispetto alla vita condotta fino a quando,in seguito ad un incidente stradale,si è ritrovato costretto a letto cieco e tetraplegico.

Da questo momento i più  (ma bisogna ammettere non tutti) hanno cominciato a porsi la domanda più “ovvia” ma forse la meno auspicabile da parte di una società civile: ” è giusto?”.
Lungi da qui la volontà di sindacare giudizi altrui intimi,va da sé però che diventa necessario riaffermare un principio cardine dello Stato di diritto: la libertà.

Contrariamente a quanto avviene con le altre “libertà” di cui rivendichiamo la tutela  (dalla libertà di culto a quella di espressione,passando per la tanto agognata libertà di stampa),sembra qui terribilmente difficile gridare alla necessità di affermarne la validità anche in condizioni di scelte estreme come quella di Fabo.

Siamo onesti,chi più di noi stessi ha il diritto di scegliere della propria vita?
Chi può imporci il “dover vivere ad ogni costo?”.
Con questo non si intende mettere in discussione ogni altra forma di morale religiosa o etica altrui,semplicemente si sottolinea come non sia più rinviabile la discussione su un tema così complesso come il testamento biologico.
Perché dovrebbe destabilizzarci lasciare la libertà al singolo di scegliere quale forma di trattamento sanitario intenderà accettare nel momento in cui dovesse sopraggiungere un’incapacità mentale?

Certo, non si tratterebbe di una scelta semplice,bisognerebbe tener conto delle situazioni,del vissuto personale,dei sentimenti e perché no,anche delle paure proprie del genere umano; ma è esattamente in virtù di tale difficoltà che va fatto tutto il possibile per garantire a chiunque, non solo la libertà di scelta,ma soprattutto il rispetto della stessa.

Rendere legge il testamento biologico non significa andare a minare o snaturare altri modi di vivere o agire.
Semplicemente, significa rendere effettivo un diritto che,a mio pare, l’uomo si porta dietro fin dalla nascita.
Vivere è un diritto di tutti e anche morire con dignità deve esserlo.

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