Ho imparato da Antonio Luongo, senza mai averlo conosciuto.

Ho imparato da Antonio Luongo, senza mai averlo conosciuto.

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“Caro Antonio,
ci siamo sempre detti che bisognava impegnarsi per il progresso, per l’uguaglianza, la civiltà, per la politica durante questo breve viaggio che è la vita e farlo con intensità totalizzante, perché dopo non ci sarebbe stato per noi altro tempo o nuovi incontri.
Non lo so se mai ci rincontreremo, so però che è valsa la pena di esserci incontrati di aver vissuto con tanti amici e compagni che sono qui, una stagione irripetibile, un percorso fatto di valori, di idee e di aver contribuito seppure in piccolissima parte, con umiltà e passione politica, al progresso della nostra terra e della nostra società.
Tra la tua passione per il Rock e quella mia per il Folk, oggi facciamo l’ultima mediazione convergendo su Guccini: “voglio però ricordarti com’eri, pensare che ancora vivi, voglio pensare che ancora mi ascolti e come allora sorridi e come allora sorridi”
È stato divertente, è stato bello! Addio Amico mio!
Addio fratello!”
Ricordo, come fosse ieri, queste parole pronunciate dall’On. Vincenzo Folino, in occasione dei funerali di Antonio Luongo.
Mi scossero nel profondo.
Non ho avuto l’onore di conoscerlo, se non per una stretta di mano fugace e 3 o 4 parole scambiate in tutto.
L’ho sempre ascoltato dal fondo della sala, spesso anche in piedi: mi è bastato per coglierne la potenza del pensiero e la passione viva che ne animava l’agire politico.
Dopo la sua morte ne ho studiato la storia, ripromettendomi di essere critico e rifuggire l’ossequio. Non credevo gli avrebbe fatto onore.
Da mille parole lette sul suo conto, purtroppo non vissute, ho tratto un enorme insegnamento di vita: la politica è lo strumento più alto con cui servire il nostro Paese.
La politica è cambiamento, prima intimo e poi collettivo.
La politica, in qualsiasi sua forma ed espressione, ci aiuta a vincere la solitudine.
La politica è lo strumento più alto per dare carne alle nostre idee.
La politica è un bene non negoziabile, soprattutto di questi tempi.
Non possiamo permetterci di barattare la politica con la demagogia; nascono entrambe dalle viscere più profonde della nostra anima: se la demagogia rimane focolaio di odio ed escremento di frustrazione, la politica fa di quell’escremento il fiore più bello per la nostra Società.
Ho imparato questo, proprio questo, da Antonio Luongo, senza mai averlo conosciuto. Ed è per questo che gli dico grazie.

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