Diciamoci la verità: così il PD non può andare avanti

Diciamoci la verità: così il PD non può andare avanti

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L’ultima Assemblea Nazionale del PD ci ha consegnato, ancora la volta, la fotografia di un partito diviso, che non ha alcuna intenzione di aprire un confronto vero al proprio interno. Penso sia arrivato il momento, dentro e fuori il PD, di dirci la verità, di lasciare ad altri le risse, le urla e le offese gratuite.

Il Partito Democratico – e con esso tutto il centro-sinistra italiano – soffre di una condizione di immobilismo da ormai troppo tempo. Quando si è scelto di “fare qualcosa” si è ricorsa la destra sulla strada del liberismo più sfrenato e i populismi sull’insidioso sentiero della demagogia più spicciola. L’ultima dimostrazione di questo atteggiamento suicida è stata la campagna referendaria sulla riforma costituzionale, dove ai manifesti su “Vuoi meno politici?” si intervallano i richiami alla riforma Berlusconi del 2001.

È il momento di dirci la verità sulle patologie di cui soffre il nostro mondo, che dovrebbe costruire e proporre alternative credibili all’isolazionismo, al nazionalismo dilagante, alla totale mancanza di apertura verso gli altri piuttosto che concentrarci sulla lotta interna per il potere, rincorrendo la visione del partito “a vocazione maggioritaria” di veltroniana memoria. Il PD non dialoga più, non si confronta, non tiene aperti i circoli e viene identificato come il centro del potere, che ha come unica ragione di vita la sua gestione e il suo passaggio da mano in mano.

Anche la situazione del PD in Basilicata è lontana anni luce dalla “normalità” di un partito che si definisce democratico: nel capoluogo di Regione non esiste una sede del partito che sia aperta alla cittadinanza, che discuta delle tematiche di interesse collettivo e nei pochi momenti di discussione, portati avanti dal Segretario di Circolo Enzo Sarli, la partecipazione spesso non è la prima cosa che salta agli occhi. Ci sarebbe bisogno di un gruppo dirigente che si connetta nel profondo con la comunità cittadina, che metta per un momento in secondo piano le faide interne per ragionare, confrontarsi e lavorare insieme per il bene della collettività democratica potentina.

Lo stesso partito regionale è privo di una guida, di un’ossatura che permetta al più grande movimento politico della Basilicata, espressione della maggioranza in Consiglio e del Presidente della Giunta, di esprimere una linea politica, un indirizzo in grado di fare da stimolo per un’amministrazione regionale che appare – dopo due anni di “governo tecnico” – sempre più lontana da quella “rivoluzione democratica” promessa ai lucani nel 2013.

Dobbiamo dirci la verità e dobbiamo farlo ora con la massima chiarezza possibile: o il centro-sinistra ricomincia dagli ultimi, dagli emarginati, da chi soffre ogni giorno per le disparità economiche e sociali (che anche il PD negli ultimi 3 anni ha contribuito ad allargare) oppure non ci sarà più spazio per la nostra storia nel futuro del nostro Paese; dobbiamo ricominciare a fare quello che la sinistra ha sempre fatto: studiare, interessarsi dei temi specifici, fare proposte e rappresentare le fasce più deboli della popolazione.

Possiamo scegliere se riprendere il cammino verso un futuro migliore, verso un mondo diverso fatto di unità, fiducia, progresso oppure lasciarci trascinare dalle onde del populismo e delle risse di partito; sta a noi la scelta e solo noi saremo responsabili del nostro futuro che, anche se con colpevole ritardo, può ancora essere riscritto e cambiato nel profondo.

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