Dall’emergenza alla prevenzione: il primo passo spetta a noi

Dall’emergenza alla prevenzione: il primo passo spetta a noi

569
0
CONDIVIDI

“L’Italia è una Repubblica fondata sulle emergenze”; potrebbe essere riassunto così il periodo disastroso che sta passando – da decenni ormai – il nostro Paese. Terremoti, alluvioni, nevicate abbondanti, caldo asfissiante hanno un unico comune denominatore, un semplice aggettivo che viene rimarcato ogni qual volta la Natura ci ricorda di essere un gradino sopra qualsiasi specie vivente: “eccezionale”. Nel Bel Paese abbiamo fatto dell’eccezionalità la regola, quasi arrendendoci all’evidenza per prepararci alla prossima – inevitabile – catastrofe imprevedibile.

Per un breve periodo TV, giornali, siti di informazione sono concentrati sulla grande “macchina dei soccorsi” che si mobilita per dare supporto alle popolazioni colpite, facendo partire l’ennesima gara di solidarietà che scalda il cuore di tutti noi; e poi? Che succede dopo? Dimentichiamo il dolore, la morte, la distruzione e ci consoliamo di non essere fra “quella povera gente” che ha perso tutto e deve ricominciare daccapo, ancora una volta, sperando in un Fato più clemente la prossima volta.

La parola “prevenzione” trova spazio solo nei talk show a ridosso dei disastri, ci si sveglia per pochi giorni dal torpore del “va tutto bene” invocando maggiori controlli, maggiori investimenti e piani straordinari per mettere in sicurezza il nostro bellissimo e fragile territorio per poi sparire nuovamente nel dimenticatoio, fino alla prossima catastrofe, fino alla prossima tremenda striscia di morte e distruzione che ci risveglierà ancora una volta troppo tardi.

La prevenzione – quella vera – dovrebbe essere costruita ogni giorno, ogni momento. La neve, il terremoto e le piogge non sono fenomeni anomali che capitano ogni 1000 anni: l’Italia è una delle zone maggiormente esposte al rischio sismico, con moltissime zone di montagna dove in inverno è legittimo aspettarsi le nevicate e con un clima mediterraneo nel quale in autunno – se qualcuno non lo avesse ancora notato – piove.

Tutto questo fa parte della nostra quotidianità, della nostra storia, dell’essenza stessa del nostro territorio che l’uomo non è in grado di modificare ma – nel 2017 – è perfettamente in grado di controllare, mitigare, in poche parole affrontare efficacemente senza piangere vite umane e intere comunità cancellate dalle carte geografiche.

Il primo passo deve venire da noi cittadini, da chi in quelle case ci vive e ci costruisce il proprio futuro. Dobbiamo aspettare l’inevitabile per informarci sul Piano di Protezione Civile del nostro Comune? È necessario attendere fino all’ultimo per avere garanzie di antisismicità degli edifici ai quali affidiamo la nostra vita, i nostri sogni, le nostre speranze?

La risposta è spaventosamente banale: no, non possiamo permettercelo. La prima grande opera di prevenzione è l’informazione, la ricerca di risposte nel nostro piccolo e la pretesa – perché non si tratta di una gentile concessione ma di un diritto sacrosanto – che le Istituzioni, in primis quelle locali, prendano tutte le misure necessarie. È fondamentale per ognuno di noi perché, dobbiamo mettercelo in testa, tutti noi possiamo essere “quella povera gente”.

Comments

Inserisci un commento

CONDIVIDI
Articolo precedenteSe il “#Jesuis…”non va più di moda
Prossimo articoloItalia: disoccupazione ed emigrazione giovanile in aumento.
24 anni, potentino figlio di Vita e Antonio. Dal 3° anno dei Liceo Socio-PsicoPedagogico entro a far parte della Rete degli Studenti Medi che per 5 anni rappresenterà il mio impegno quotidiano nell'Associazionismo studentesco e nella Politica. Dopo 3 anni a Roma torno in Basilicata per continuare a lavorare sul territorio, ricominciando dal Servizio Civile Nazionale presso la Legambiente Basilicata Onlus. Lavoro, Ambiente, Futuro, Politica sono le parole chiave che dovrebbero essere trovate nella nostra Regione e non solo.