Conquistare il Presente per immaginare il Futuro: i “nativi digitali” e la...

Conquistare il Presente per immaginare il Futuro: i “nativi digitali” e la politica nel 2017

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Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia.”

Con queste parole Enrico Belinguer definiva l’importanza dell’impegno e dell’organizzazione, delle giovani generazioni, nell’universo della politica e della società. Nel 2017 questa frase può ancora significare tanto per le generazioni nate fra la fine del ‘900 e gli inizi del nuovo Millennio, una spinta propulsiva che dimostra, ancora una volta, che non è solo possibile ma è necessario per i “nativi digitali” non tirarsi indietro e giocare la partita della costruzione di un pensiero condiviso, largo ed in grado di dare la giusta energia ad una politica che troppo spesso resta distante dalle esigenze, dai sogni e dai problemi di milioni di giovani in questo Paese.

In particolare il Mezzogiorno soffre la mancanza di un gruppo dirigente in grado di intercettare e aggregare tutta la vitalità e le immense possibilità dei tanti ragazzi e ragazze che vivono un territorio difficile, che devono affrontare quotidianamente la dicotomia fra l’essere la generazione più formata della storia d’Italia e la sofferenza per un lavoro inesistente, un sistema di welfare scomparso dai radar dopo anni di tagli e politiche sbagliate ed il totale disinteresse del sistema politico, molto più occupato a coniare slogan sui social media che ad elaborare proposte sistematiche per sbloccare una situazione di stallo, ormai diventata insostenibile.

La risposta naturale che si è avuta in questi anni è l’allontanamento, progressivo ed inesorabile, degli “under 40” dal mondo della politica, delle organizzazioni, di tutto quel sistema sociale di “corpi intermedi” che hanno rappresentato per decenni il naturale sbocco delle battaglie generazionali che da sempre contraddistinguono la crescita e lo sviluppo dei gruppi dirigenti e dei militanti. La grande rivoluzione tecnologica e digitale degli ultimi 15/20 anni – che ha rappresentato, più di ogni altro sviluppo del passato, l’abbattimento delle distanze e la possibilità per ognuno di noi di esprimere il proprio punto di vista – non ha portato ai risultati sperati, riuscendo ad acuire le distanze interpersonali e lasciando sempre più spazio ad una “solitudine sociale” che non riesce ad essere contrastata con i giusti mezzi.

Il principale modello con il quale è possibile cambiare rotta è una prerogativa della nostra appartenenza alla natura umana: la comunicazione “dal vivo”. Il confronto e la discussione fra persone in carne ed ossa, senza l’intermediazione tecnologica delle chat, dei social network o degli smartphone è il più potente strumento che si può utilizzare per respingere il modello improntato sulla sola comunicazione on line che non riesce a sostituire interamente – per nostra fortuna – la genuinità di un incontro concreto e reale, fatto fra singoli soggetti e non fra “singoli profili”.

Quando questa modalità di interazione viene messa in atto fra i giovani e per i giovani, è in questi momenti che la forza della politica riacquista importanza, ritornando ad essere lo strumento per la trasformazione della società partendo dal confronto, dalla discussione e dall’individuazione dei temi e dei problemi. È esattamente questo lo spirito con il quale una sessantina di ragazzi si ritrovano, in piena estate, nel capoluogo di una delle Regioni che più di tutte soffre la difficoltà di non avere una visione collettiva, condivisa ed esaustiva di futuro: Potenza.

L’incontro in Piazza della Costituzione Italiana dello scorso 27 luglio rappresenta la genuinità della politica fatta di persona, sporcandosi le mani e senza avere paura di incontrare altre persone, che la pensano diversamente da te ma che come te si mettono in gioco, provano a tornare a parlarsi per condividere idee, paure e riflessioni in una città che troppo spesso viene etichettata come “morta e priva di prospettive”. L’assemblea del 27 luglio ci presenta una realtà diversa, una voglia di partecipare e di essere ascoltati che contraddistingue le giovani generazioni e che ha solo bisogno di essere riscoperta, di essere portata fuori dal mondo asettico dei “mi piace” e delle condivisioni sui social; una realtà che rimette al centro le generazioni più formate della città e allo stesso tempo le più ignorate dal sistema istituzionale, politico e sociale del nostro tempo.

L’organizzazione di momenti di confronto come questo lanciano una luce di speranza nel buio del nostro tempo, ci confermano che i giovani non sono completamente disinteressati alla politica, semmai è il contrario: la politica è distante e disinteressata dei giovani, delle loro speranze, delle loro incertezze e delle loro riflessioni. Questo non vuol dire però che un’intera generazione abbia le armi spuntate in questo periodo storico; l’energia e la perseveranza di chi ha sentito per troppo tempo la frase “siete il futuro” e non riesce a vedere oltre il proprio presente può essere dirompente nel panorama politico contemporaneo.

Dal Sud, dalla Basilicata e da Potenza si può lanciare un messaggio trasversale, che coinvolge non solo i “nativi digitali” ma può unire tutte le generazioni della nostra contemporaneità: i giovani sono pronti a fare la propria parte, a lavorare insieme per un nuovo modello di società, di lavoro, di solidarietà che non rappresenta più un non ben identificato “futuro” ma fonda le sue radici in un presente sempre più pesante, che non può più essere lasciato alla scelta di quel mondo che Berliguer definiva “un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia.”

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